Autore: B.A

Giuseppe Conte

Il Premier Conte domani interrogato sulle zone rosse lombarde, cosa potrebbe accadere

C’è addirittura chi parla di possibile avviso di garanzia per il Premier, ma per il momento verrà ascoltato solo come persona informata dei fatti.

Il premier Conte domani sarà in Procura a Bergamo e verrà ascoltato dai giudici in merito alla mancata zona rossa tra Alzano e Nembro, in Val Seriana. Si parlerà quindi del fatto che la zona non fu chiusa a seguito dei primi casi di contagio. Una vicenda che è oggetto di un autentico ping pong di responsabilità, con accuse che vengono mosse alla Lombardia da chi considera la Regione responsabile di questo errore, o il governo, da chi considera lo Stato come l’istituzione che avrebbe dovuto decidere sulla chiusura preventiva delle zone.

Fatto sta che Alzano e Nembro sono diventati il punto nevralgico e critico della pandemia da coronavirus, con la zona di Bergamo che è stata la più colpita d’Italia dal Covid-19. Molti i deceduti, con le immagini dei camion dell’esercito che portavano via i morti che sono ormai nella memoria di tutti gli italiani. I parenti delle vittime hanno iniziato a presentare ricorso, perché vogliono giustizia per i cari che hanno perso, con il reato di epidemia colposa che qualcuno sta portando avanti. E proprio il Premier non è escluso che finisca dentro il registro degli indagati per epidemia colposa.

Il Premier indagato o semplicemente persona informata dei fatti?

Un possibile avviso di garanzia per il Premier Conte o addirittura una inchiesta per epidemia colposa su Giuseppe Conte? Al momento sono solo ipotesi, perché domani il Premier, verrà ascoltato in Procura, ma solo come persona informata dei fatti. Nessuna accusa è fino ad oggi stata mossa nei confronti del presidente del Consiglio.

Restano però i dubbi circa le responsabilità per quanto avvenuto nella bergamasca. In buona sostanza, domani il Premier dovrà riferire sulla mancata zona rossa in Val Seriana. Il premier domani verrà ascoltato da testimone dell’accaduto, ma in queste cose come si sa, basta poco per passare da testimone ad accusato.

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Quali sarebbero le possibili responsabilità del Premier?

Se c’è un dubbio che riguarda la mancata attuazione, nella zona tra Alzano Lombardo e Nembro, di un provvedimento come quello adottato a Codogno o a Vo’ Euganeo è su chi avrebbe dovuto decidere. Infatti a Codogno ed a Vo’ Euganeo, cioè nel lodigiano e nel Veneto, fu indetta la zona rossa con il territorio blindato da agenti di Polizia e dall’esercito. Nella bergamasca invece non fu presa tale decisione e il rimbalzo di accuse sulle responsabilità tira in ballo il governo con il Premier Conte in prima linea e la Regione Lombardia con il governatore Fontana e l’Assessore Gallera.

La ricostruzione della vicenda

Per capire meglio ciò che accadde in quelle aree drammaticamente colpite dal coronavirus, bisogna risalire al 21 febbraio scorso, quando ci fu il primo caso ufficiale di coronavirus in Italia, cioè quando si scoprì il primo contagiato, il cosiddetto “paziente 1” a Codogno”. Il 25 febbraio cominciano a saltare fuori i primi segnali preoccupanti in Val Seriana, con oltre 100 casi immediatamente segnalati, in soli 7 giorni da quel 25 febbraio. L’escalation dei contagiati fu repentina, con 370 casi segnalati già il 7 marzo.

Nonostante i numeri subito allarmanti, il governo e la Regione non presero immediatamente la decisione di decretare la zona rossa nella Val Seriana. Fu decretata solo zona arancione tutta la Lombardia, e questo secondo molti è alla base del disastro che si è verificato nelle settimane e nei mesi successivi in tutta la zona.

Niente zona rossa attorno ad Alzano e a Nembro ma solo una zona arancione in tutta la Lombardia che produsse il fatto che la gente andò al lavoro normalmente, uscì come al solito e in pratica, si contagiò reciprocamente. Sembra addirittura che i militari fossero già in zona, in attesa dell’ordine di fare ciò che si stava facendo nel lodigiano. Ma alla fine, tutti presero tempo, con questi militari presenti nella bergamasca, che furono dirottati nel lodigiano per dare il cambio ai colleghi.

Tornando al ping pong sulle responsabilità, gli amministratori locali, Fontana e Gallera, sono stati già sentiti in Procura, ed hanno prodotto la loro ricostruzione che tira in ballo il governo come responsabilità. Lo stesso governo che invece sottolinea come la zona rossa fosse una decisione che poteva prendere la Regione Lombardia in piena autonomia.