Autore: Pasquale De Marte

Coronavirus

Positivi coronavirus in Italia: quasi 1 su 5 è variante inglese, la situazione

Uno studio segnala che quasi il 20% dei positivi in Italia sarebbe stato infettato dalla variante inglese.

Che la variante inglese del coronavirus avesse fatto ingresso in Italia era cosa nota. Non c’erano, però, ancora numeri che potessero raccontare, anche in maniera sommaria, quali potessero essere le proporzioni della diffusione.

Adesso, però, c’è qualche dato in più. Quello che proviene da uno studio delle Regioni e che è stato inviato dalle Regioni al Ministero della Sanità. L’evidenza dei numeri dice, perciò, che ad oggi un caso su cinque tra i positivi in Italia presenta una struttura del virus riconducibile alla variante inglese.

Variante in inglese in Italia: i numeri

Il sequenziamento dei genomi è arrivato su circa 3500 campioni risalenti ai giorni del 3 e 4 febbraio. Di questi quasi il 20% (esattamente il 17,8%) ha permesso di portare alla luce il fatto che la positività dei soggetti fosse riconducibile al ceppo britannico del virus.

Nel resto d’Europa si parla di percentuali che in Francia corrispondono al 20-25% e in Germania al 30%. Le regioni dove la circolazione è al momento più diffusa sarebbero l’Umbria, l’Abruzzo, le Marche e l’Emilia Romagna.

Variante inglese: è pericolosa? Quello che c’è da sapere

E adesso cosa accade? Già da gennaio c’era contezza che la variante inglese potesse diventare la forma predominante del virus. Tra i primi ad annunciarlo, quantomeno per la Germania, c’era stato il capo gabinetto della cancelliera tedesca Angela Merkel, Helge Braun.

Questi annunciava che, negli ospedali tedeschi, era stata notata la mutazione e, come avvenuto da altre parti, sarebbe potuta diventare dominante. La stessa cancelliera, nei giorni scorsi, ha sottolineato come lo sviluppo delle varianti potrebbe avere «effetti catastrofici» sui sistemi sanitari.

Variante inglese coronavirus: il parere degli scienziati

Quello che, però, occorre precisare è che, prima di darsi ai facili allarmismi, è meglio capire ciò che dice la scienza. Ogni variante ha, potenzialmente, caratteristiche peculiari. Quella inglese si caratterizza per una più elevata diffusibilità.

A spiegarlo nelle ultime ore è stato Andrea Crisanti. Il virologo dell’Università di Padova, da ospite di Piazza Pulita su La7 , aveva messo in guardia come con la variante britannica ogni ipotetica occasione di contagio vede amplificarsi il rischio.

«Ha una capacità di contagio - ha detto lo scienziato - molto più elevata di quella che fino a pochi mesi fa si trasmetteva in Italia. Significa che con la variante inglese una persona infetta ne può infettare tranquillamente tre o quattro. Con la variante precedente ne infettava uno o due. La variante inglese ha messo in ginocchio l’Inghilterra nel giro di tre settimane».

Variante inglese coronavirus e vaccino, gli scenari

Le evidenze che, ad oggi, sono state perciò messe in rilievo dagli scienziati sono essenzialmente tre. La variante inglese è più contagiosa. Questo significa che questo può determinare più infezioni e, allargando i numeri in larga scala, rischia di fare più malati gravi e morti.

Avendo maggiore capacità di contagiare più persone ha, per una mera questione di probabilità, più possibilità di andare a colpire tutte quelle fasce di popolazione fragili.

L’altro dato fondamentale è che i vaccini continuano ad essere efficaci sulla variante inglese. Il rischio segnalato è che semmai una mutazione più diffusiva potrebbe portare all’innalzamento della soglia dell’immunità di gregge. Servirebbe, cioè, una più elevata percentuale di vaccinati per raggiungerla.

Il terzo ed ultimo punto è che bisogna entrare nell’ordine delle idee che ogni variante ha la sua storia. Non a caso, quando si tratta di fare il punto della situazione, virologi, infettivologi e scienziati differenziano i discorsi. Anche, perchè, sono state già isolate centinaia di varianti, molte delle quali non cambiano le caratteristiche peculiari del virus.

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