Autore: B.A

7
Mar

Pensioni, versamenti volontari: ecco come si usano per andare in pensione e gli importi 2020

Nuova circolare Inps per i versamenti volontari di contributi.

Aumentano gli importi dei contributi volontari che i lavoratori possono versare per raggiungere i requisiti per la pensione o per ottenere un assegno di pensione più alto. È quanto stabilisce l’Inps con la nuova circolare n° 33 del 6 marzo 2020. Tutto dipende dalla variazione dell’indice dei prezzi al consumo dell’Istat, cioè dalla variazione del tasso di inflazione. Nella circolare l’Inps, recependo questa variazione del costo della vita calcolata dall’Istituto Nazionale di Statistica tra gli anni 2018 e 2019 (lo 0,5%), fornisce le nuove cifre che gli interessati ai versamenti volontari dovranno pagare.

Le nuove aliquote Inps

Il costo dei contributi volontari per l’anno 2020 è salito in base al tasso di inflazione. Una notizia che riguarda tutti i lavoratori dipendenti ed autonomi ad esclusione di quelli dell’agricoltura. Nelle tabelle che l’Inps dettagliatamente presenta nel documento, la retribuzione minima settimanale viene fissata a 206,23 euro. La prima fascia di retribuzione annuale, oltre la quale è prevista l’applicazione dell’aliquota aggiuntiva dell’1% è pari a € 47.379,00 e pertanto il massimale previsto per i contributivi puri (lavoratori con anzianità lavorativa successiva al 1° gennaio 1996) o per chi opta per il ricalcolo contributivo della pensione è fissato in 103.055,00 euro. Aumentano quindi gli importi anche per i già autorizzati con l’aliquota del 33% per chi è stato autorizzato dopo il 1995 e del 27,87% per chi è stato autorizzato in data antecedente. Queste le aliquote per i lavoratori dipendenti, mentre per gli autonomi, cioè commerciati e artigiani, la contribuzione volontaria si determina applicando le aliquote stabilite per il versamento dei contributi obbligatori al reddito medio di ciascuna delle otto classi di reddito previsti dall’articolo 3 della Legge numero 233/1990.

Come funzionano i versamenti volontari

I contributi volontari possono servire al lavoratore sia a perfezionare i requisiti di contribuzione utili per centrare il diritto alla pensione, che per aumentare l’importo del trattamento pensionistico spettante. Infatti i versamenti volontari sono validi per tutte le pensioni dirette e per quelle indirette. In pratica, sono utili alla pensione di vecchiaia, a quella anticipata, alle pensioni di invalidità, a quelle di inabilità e agli assegni di invalidità, se parliamo di pensioni dirette, oppure alle pensioni ai superstiti se parliamo di quelle indirette. I versamenti possono tornare utili per coprire di contribuzione i periodi scoperti come quelli di inoccupazione, quelli di aspettativa non retribuita o anche per implementare la copertura scarna derivane da lavori part-time. Non si possono versare contributi se non è l’Inps ad autorizzarli. Il rilascio dell’autorizzazione ai versamenti volontari può essere ammesso a condizione che ci sia stata interruzione o cessazione del rapporto di lavoro. Un soggetto autorizzato alla prosecuzione volontaria dei versamenti contributivi non è tenuto obbligatoriamente a pagarli, e l’autorizzazione non decade mai. Il versamento può essere interrotto o riattivato in qualsiasi momento da parte del soggetto autorizzato.

Come si ottiene l’autorizzazione

Per ottenere l’autorizzazione il lavoratore deve avere almeno 5 anni di contributi versati, o solo 3 se tutti sono stati versati entro i 5 anni che precedono la domanda di autorizzazione ai versamenti volontari. Il via libera ai versamenti se il richiedente è un lavoratore dipendente, scatta dal primo sabato successivo alla domanda o successivo alla interruzione del rapporto di lavoro se questa non è stata espletata il giorno in cui si presenta istanza per l’accesso ai contributi volontari.
Per gli autonomi invece, l’autorizzazione è concessa dal primo giorno del mese successivo a quello di presentazione della domanda o a quello di cancellazione dagli elenchi per gli artigiani e i commercianti.