Autore: B.A

7
Gen 2020

Paragone a Di Maio: «ha paura di fare esprimere Rousseau sulla mia espulsione»

Gianluigi Paragone ha attaccato Di Maio e il provvedimento di espulsione dal Movimento 5 Stelle, nei suoi confronti. Paragone ha presentato ricorso contro il provvedimento nei suoi confronti, un ricorso tramite il suo legale. L’ormai ex grillino è in guerra aperta con il suo ex partito, che lo ha messo alla porta dopo che il parlamentare prima non ha votato la fiducia al governo Conte bis, e in seguito non ha votato a favore della legge di Bilancio appena completata.
Ma non c’è solo il ricorso a portare al centro dell’attenzione Paragone, perché le polemiche sulla sua querelle continuano, come proseguono pure le stilettate del parlamentare, al capo politico del Movimento 5 Stelle, quel Luigi Di Maio che secondi Paragone, ha perso le redini del partito.

Tutto in mano agli avvocati

Stando a quanto riporta il quotidiano «Libero», il Senatore Paragone, da pochi giorni espulso dal Movimento 5 Stelle, ha presentato ricorso contro il provvedimento disciplinare a suo carico. Paragone ha dato mandato al suo legale Eugenio Piccolo e pare che pure l’avvocato storico dei grillini cacciati dal partito, Lorenzo Borr, affiancherà Paragone nella sua personale battaglia.
Il Senatore contesta il fatto che la sua espulsione sua stata fatta da membri del governo. «Non possono essere membri dell’esecutivo a giudicarmi, se è vero che vengo estromesso dal Movimento, per non aver votato a favore sulla fiducia al governo», queste le parole secche e dure di Paragone, che ha chiesto di essere giudicato sulla piattaforma Rousseau. Tra le altre cose, Paragone contesta anche le modalità di formazione del collegioo dei probiviri che lo ha giudicato, sollevando dubbi di compatibilità sulla sua composizione.

Parole al vetriolo su Di Maio

«Se la fa sotto», così Paragone ha parlato di Di Maio, sottolineando come il Ministro degli Esteri e capo politico del Movimento 5 Stelle, abbia timore ad assecondare la richiesta di far giudicare la sua espulsione, direttamente in rete tramite la piattaforma Rousseau.
Con un autentico guanto di sfida, Paragone ha detto: «Di Maio sottoponga la mia espulsione alla ratifica della rete, facciamo valere le ragioni della trasparenza e dell’onestà e vediamo come va a finire». Una situazione intricata quella che attanaglia Di Maio, accusato anche di non aver controllato i tanti, troppi parlamentari grillini in ritardo nella restituzione dei soldi delle indennità. Secondo Paragone, tra i suoi diritti ci sarebbe quello del giudizio da un terzo e non da chi è al governo. Ecco perché chiede di essere giudicato da Rousseau e dagli iscritti.
Il richiamo alla trasparenza sta alla base della richiesta di Paragone, la stessa trasparenza che spesso viene richiamata dal Movimento 5 Stelle per operazioni ed azioni che il partiti deve intraprendere. La questione Paragone quindi, continua a fare notizia.