Autore: Giacomo Mazzarella

Unione Europea - Olanda - Crisi economica

Olanda: parole dure contro l’Italia sul Recovery Fund: “solo prestiti”

Il Premier olandese Rutte continua a spendere parole non certo positive nei confronti dell’Italia in relazione al Recovery Plan.

«Recovery Fund, solo prestito e senza fondo perduto e l’Italia faccia da sola in futuro», questo in estrema sintesi ciò che dall’Olanda recapitano al nostro Premier Giuseppe Conte. Se non è una doccia gelata poco ci manca se è vero che gran parte della ripresa economica che il nostro governo auspica per l’Italia, dipende proprio dagli aiuti europei.

L’Italia nel Recovery Plan della UE, sarebbe il paese comunitario più aiutato, con una gran parte della dotazione assegnata, che verrebbe erogata a fondo perduto. Ma sono ancora molti gli Stati membri della UE a non essere in accordo con una misura che tra prestito e fondo perduto, divide i debiti tra tutti gli Stati.

Sono soprattutto i Paesi dell’Europa centrale e nordica a non essere in linea con gli aiuti previsti dal Recovery Plan, con l’Olanda in prima fila tra questi Stati. L’Italia viene vista come un Paese che sperpera (il bonus vacanze per esempio viene etichettato come uno sperpero), con un elevato tasso di debito pubblico e con un enorme risparmio privato che fa storcere il naso agli altri governi europei. Per questo aiutare l’Italia per molti Primi Ministri è una pillola difficile da buttare giù. Lo dimostrano le ultime esternazioni del Premier Olandese Rutte, che ha parlato del Recovery Plan e della situazione italiana.

I soldi europei che il nostro governo da quasi per scontati, sono ancora lontani dal diventare realtà, sia per i tempi tecnici che non li faranno arrivare nella nostra economia se non dal 2021, e sia per le rimostranze degli altri Paesi. In pratica, anche se le parole dei nostri ministri e tecnici parlano di una pioggia di danari per la ripresa del Paese, il Recovery Fund è uno strumento ancora lontano dal diventare reale.

Il Premier olandese duro nei confronti dell’italia

“Solo prestiti, e la prossima volta Italia faccia da sola”, così il Premier olandese Rutte sottolinea che l’Olanda è solidale con i Paesi più colpiti dal coronavirus, Italia compresa, ma per il Recovery Fund, solo prestiti e niente contributi. “ Dobbiamo solidarietà ai Paesi più colpiti dalla pandemia, sapendo però che anche noi siamo stati colpiti gravemente”, queste le parole del Premier olandese Mark Rutte, in un’intervista rilasciata al “Corriere della Sera”.

“Ciò significa che gli Stati i quali necessitano e meritano aiuto devono anche far sì che in futuro siano capaci di affrontare da soli crisi del genere in modo resiliente. Un sistema di prestiti è molto più logico. Anche quelli sono aiuti. E dalle analisi della Commissione, sappiamo che la sostenibilità del debito di Italia e Spagna non sarà diminuita da nuovi prestiti. Per questo la nostra posizione è che l’aiuto deve essere fatto di prestiti e non di contributi”, questa ciò che è a tutti gli effetti, una eloquente presa di posizione di Rutte.

I Paesi del Centro e del Nord europa non hanno cambiato idea

La dichiarazione di Mark Rutte seguono quelle della Cancelliera tedesca Angela Merkel che sembra abbia ribadito al telefono al Premier Conte, che oltre all’Olanda anche Danimarca e Finlandia sembrano irremovibili circa l’aiuto a fondo perduto da destinare ai Paesi più vessati dal Covid. Olanda, Danimarca, Svezia, Austria e Finlandia quindi sono i Paesi che di fatto mettono i bastoni fra le ruote a tutto il Recovery Fund, soprattutto nei confronti di Italia e Spagna.

La situazione in vista del Consiglio europeo del prossimo 17 luglio, sembra ancora ingarbugliata. Gli ostacoli sono tanti per il Premier Giuseppe Conte che vorrebbe presentare il piano di utilizzo degli aiuti europei già a settembre, come ha annunciato in pompa magna in occasione degli Stati Generali di Villa Pamphili.

I Paesi contrari al fondo perduto hanno presentato una loro proposta sul Recovery Fund sottolineando che la ripresa economica deve essere accompagnata da un forte impegno verso le riforme e gli impegni di bilancio. Prima i compiti a casa quindi e poi gli aiuti, soprattutto alla luce che sempre questi Stati, hanno chiesto che la durata del prestito sia ridotta a due anni e che la UE deve far partire i controlli in modo che i fondi stanziati vengano protetti da eventuali frodi, e che la spesa dunque venga monitorata per evitare qualsiasi episodio di corruzione.

Secondo questi Stati, dovrebbe essere esclusa una qualsiasi mutualizzazione del debito. In parole povere, evitare che i Paesi meno virtuosi in materia di debito pubblico (l’Italia in prima fila), percepiscano finanziamenti a tassi più agevolati, caricando gli oneri sulle spalle dei paesi più forti del Nord Europa. Ed ultimamente anche dalla Germania sembra che la linea di questi stati Nord europei stia facendo presa. Adesso che la Germania ha assunto la Presidenza Europea per il semestre che gli spetta, il rischio per l’Italia e per le sue aspettative sul Recovery Fund è assai più elevato.