Nuovo dpcm: quando sarà e cosa potrebbe cambiare con il Governo Draghi

Nuovo dpcm: quando sarà e cosa potrebbe cambiare con il Governo Draghi

Il Nuovo Dpcm potrebbe arrivare alla scadenza attuale fissata per il 5 marzo, nel frattempo è stato prorogato il divieto di spostamento tra regioni dal 15 febbraio al 25.

Presto il governo Draghi dovrà varare un nuovo Dpcm. Quello attuale è in scadenza il prossimo 5 marzo. Considerato che, alla Sanità, si è scelta la linea della continuità con il mantenimento di Roberto Speranza alla guida del dicastero è lecito pensare che la strategia anti-contagio potrebbe mantenere buona parte delle logiche utilizzate fino ad ora. Ma qualcosa potrebbe cambiare.

Ad oggi è possibile immaginare che si continuerà con la divisione del Paese per zone, in base al livello epidemiologico rilevato. Per analizzare gli scenari futuri occorre però tenere bene impressi i due fattori che potrebbero intervenire. Potrebbero, infatti, influenzare la strategie il fatto che la maggioranza politica governativa sia cambiata e, purtroppo, anche l’azione delle nuove varianti.

Nuovo Dpcm: oggi la situazione ha scadenze chiare

Nei giorni scorsi è stato, infatti, scelto di prorogare il divieto tra spostamenti tra regioni dal 15 al 25. Anche tra “territori gialli” per varcare i confini regionali è necessario farlo con comprovati motivi di lavoro, salute o necessità. Ci si può anche spostare nelle seconde case.

Ma cosa potrebbe accadere a partire da marzo? Ogni decisione del governo, per quanto con la supervisione dell’autorevolezza di Mario Draghi, dovrà anche essere espressione di un pensiero comune della maggioranza.

E diventa, in tal senso, indicativa una risposta data da Matteo Salvini in un’intervista rilasciata al Corriere della Sera del 13 febbraio. «La cosa più urgente sul tavolo del governo?» gli hanno chiesto. La risposta è stata eloquente: «Ovviamente le vaccinazioni, il lavoro e la riapertura di bar, ristoranti e palestre...».

Segno che la Lega, oggi un partito che fa parte della maggioranza, ha come obiettivo, almeno stando alle parole del suo leader, quello di valutare quantomeno la possibilità di far ripartire in sicurezza quante più attività possibili.

Dpcm: 15 febbraio e 25 scadenze archiviate, dopo che succede?

Le eventuali riaperture, anche ove si profilassero, sarebbero certamente caratterizzate da rigidi protocolli. Il Cts, ad esempio, aveva già creato una serie di regole per poter riaprire in sicurezza bar e ristoranti la sera (prima del coprifuoco s’intende) in zona gialla e a pranzo in arancione.

Lo aveva fatto segnalando comunque quanto questo sarebbe stato un rischio e delegando la decisione finale al decisore politico. Il dato di fatto è che ogni allentamento corrisponde ad un potenziale rischio per la salute pubblica e la diffusione del contagio. Ogni chiusura è, invece, una potenziale emergenza sociale ed economica. Al governo tocca il gravoso compito di trovare un equilibrio.

Riaperture: nuovo Dpcm, attenzione al ruolo delle nuove varianti

La maggior parte degli eventuali allentamenti, anche solo ipotetici, riguardano solo la zona gialla. All’orizzonte, però, diversi esperti considerano l’eventuale avanzata di nuove varianti, un fattore che potrebbe far crescere nuovamente i contagi.

In particolare il ceppo britannico è stato rilevato nel 17,8% dei tamponi positivi analizzati in Italia. In attesa che il tempo dica quanto la campionatura abbia fornito una stima valida, c’è il sospetto che la variante inglese, in poche settimane, possa diventare predominante.

Ove ciò accadesse ci sarebbe da fare i conti con un virus che, pur non minando all’efficacia dei vaccini, avrebbe la prerogativa di essere più contagioso. Questo si tradurrebbe in livelli di diffusione virale più alti, maggiore saturazione dei reparti ospedalieri e delle terapie intensive e, purtroppo, più morti.

A quel punto sarebbe quasi superfluo continuare a parlare di aperture in zona gialla, tenuto conto che gli allentamenti potrebbero risultare inutili se tanti territori dovessero finire in arancione o rosso.

L’auspicio è che, ovviamente, quante più regioni possibili possano, invece, iniziare ad aspirare a quella zona bianca che è indice di quasi normalità. Al netto, ovviamente, delle regole individuali come l’obbligo di indossare la mascherina, il divieto di assembramenti e il rispetto del distanziamento sociale. In quel caso decade persino il coprifuoco.

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