Autore: Pasquale De Marte

Coronavirus - Mario Draghi

Nuovo decreto governo Draghi: cosa cambia

Nuovo decreto relativo agli spostamenti in attesa del nuovo Dpcm del governo Draghi.

Non è un nuovo Dpcm, ma il decreto del 22 febbraio passerà alla storia come il primo provvedimento del governo Draghi nelle misure di contrasto alla diffusione del coronavirus.

Le prime indiscrezioni relative al contenuto sono arrivate nella tarda mattinata di lunedì. Non sono state tradite quelle che erano le previsioni e, alla fine, molto di ciò che ci si attendeva è stato partorito dal Consiglio dei Ministri riunitosi alle ore 10. Il vertice di Palazzo Chigi è durato fino alle 11.30.

Nuovo decreto: cosa cambia

Il Decreto legge varato dal governo Draghi ha posto il proprio focus sugli spostamenti. Un provvedimento reso necessario dal fatto che il blocco sugli spostamenti regionali sarebbe scaduto il 25 febbraio.

Da quel momento in avanti sarebbe stato, infatti, possibile spostarsi tra regioni gialle. Un rischio che, evidentemente, non ci si sarebbe potuti permettere. L’intervento dell’esecutivo si è così concretizzato essenzialmente in tre punti:

  • Stop agli spostamenti interregionali fino al 27 marzo, con proroga quindi di 30 giorni rispetto al limite iniziale.
  • Blocco degli spostamenti in zona rossa verso le abitazioni private.
  • Nelle zone gialle ed arancioni resta la possibilità di recarsi, una volta al giorno, verso un’altra abitazione tra le 5 e le 22. A patto che, ovviamente, ci si muova in massimo due persone, senza mettere nel conto minori di anni 14.

Restano, ovviamente, le limitazioni relative al livello epidemiologico assegnato. Così, in arancione, non si può uscire dal comune se non per le deroghe di cui si ha da tempo conoscenza. In rosso non si può uscire di casa senza averne motivazione adeguata.

Nuovo decreto governo Draghi e dpcm: attenzione a cosa accade adesso

Il primo decreto del governo Draghi non entra, per il momento, nel merito in quanto invece è disposto dal Dpcm. Quello attuale è in vigore fino al prossimo 5 marzo. Data entro la quale dovranno essere determinati ulteriori contorni della strategia di contrasto alla diffusione del virus.

Se, ad esempio, sarà mantenuto il sistema dei colori, se si sceglieranno nuovi parametri per definirli o una strada alternativa, sarà tutto contenuto in quel provvedimento.

Non è ancora detto che Draghi scelga di avvalersi del Dpcm come strumento di determinazione delle regole, ma il governo dovrà pronunciarsi in relazione a quella scadenza o prima.

Nuovo Dpcm: tanti nodi da scogliere

Dovrà farlo anche tenendo conto di quelle che sono le istanze. C’è, infatti, in ballo l’ipotesi che vengano rivisti, su input delle Regioni, i parametri ai fini dell’assegnazione dei livelli epidemiologici di rischio per ciascun territorio.

Tra le proposte venute fuori negli ultimi giorni c’è quella di un’omogeneizzazione delle misure, con strette mirate per quelle zone dove si palesassero situazioni di contagio preoccupanti, determinate anche dalla presenza di varianti.

C’è da valutare se davvero possono esserci le condizioni per poter riaprire, magari con protocolli più stringenti rispetto agli ultimi già rigidi, attività che sono rimaste chiuse negli ultimi mesi. La pressione riguarda situazioni come bar, ristoranti ( la sera in giallo e a pranzo in arancione) cinema, teatri, palestre e piscine.

Tutte le previsioni sulle opzioni citate restano comunque nel campo delle ipotesi, in attesa che a pronunciarsi sia il governo. L’obiettivo certo è che, per il futuro, si punta a comunicazioni verso cittadini e categorie interessate che siano il più tempestive possibili e con preavvisi superiori al passato. Ma c’è, soprattutto, da fare i conti su come le varianti potranno impattare sul quadro epidemiologico.

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