Nuovo Dpcm, tutta Italia arancione? Regioni divise, ma ci sono richieste chiare

Nuovo Dpcm, tutta Italia arancione? Regioni divise, ma ci sono richieste chiare

Le Regioni sottoporranno al governo di Mario Draghi le proprie posizioni condivise.

Tutta Italia in zona arancione per ostacolare lo sviluppo e la diffusione delle varianti. Sembrava, ad un certo punto, potesse essere questa la linea verso cui andava il Paese. Una soluzione che probabilmente non avrebbe accontentato quanti, ad esempio, partendo dalla zona gialla iniziavano ad intravedere la possibilità di arrivare in zona bianca. Quel livello di restrizione, per intendersi, dove riapre tutto.

Non c’è, perciò, condivisione a livello di regioni della prospettiva di proporre al capo del governo Mario Draghi l’ipotesi di misure omogenee sul territorio nazionale per frenare l’avanzata del virus e delle sue varianti. È quanto emerso da una riunione tra i governatori rispetto alla situazione attuale.

Tuttavia, in base a quelle che potranno essere le restrizioni ci si attende comunque un cambio di passo importante da parte del nuovo governo rispetto ad alcuni punti. E la sensazione è che, soprattutto sul fronte della tempestività delle comunicazione, dovrebbe esserci. Occorre ricordare che l’attuale Dpcm è in scadenza il prossimo 5 marzo.

Nuovo Dpcm, cosa si pensava potesse accadere

Per dare una lettura della situazione occorre fare un passo indietro. Tra venerdì e sabato aveva preso vigore l’ipotesi che, per un periodo limitato, l’Italia potesse essere collocata con tutto il suo territorio nazionale in zona arancione nei feriali e addirittura in zona rosso nel weekend.

Questo, di fatto, avrebbe generato la chiusura totale di bar e ristoranti che avrebbero potuto operare solo per asporto e consegna a domicilio in tutto il Paese. Ma avrebbe anche stoppato in maniera considerevole la mobilità.

In arancione non sarebbe stato possibile spostarsi da un comune all’altro, al netto della deroga entro i 30 chilometri e senza raggiungere il capoluogo, dei comuni con meno di 5000 abitanti, In rosso non sarebbe stato possibile neanche uscire di casa. Divieti, ovviamente, da cui si escludono i comprovati motivi di lavoro, salute o necessità.

Una stretta vera e propria già utilizzata nel periodo natalizio e che aveva dato buoni numeri sotto il profilo epidemiologico. Il risvolto della medaglia sarebbe stato, ovviamente l’impatto economico. Questa soluzione avrebbe da una parte garantito una maggiore capacità di controllo sulle varianti e avrebbe anche stoppato l’altalena di colori che, in alcuni casi, stanno interessando le regioni.

Nuovo Dpcm, serve più tempestività

Tuttavia, la situazione ancora eterogenea tra le regioni ha generato punti di vista dissimili tra i governatori. La convergenza si rileva, invece, su altre questioni.

Tra queste ci sono la necessità di rivedere i parametri affinché si determini la fascia di rischio di appartenenza di una regione. L’obiettivo è individuare criteri che permettano la definizione delle restrizioni con un anticipo tale da limitare il disagio per i cittadini e per imprese.

L’esempio classico che si fa in questi casi è quello dei ristoratori che, spesso con poco preavviso, sono costretti a vedere naufragare tanti euro di investimenti fatti in derrate alimentari. L’orientamento è del governo è evitare che ciò che accada.

Nuovo Dpcm, il punto di Stefano Bonaccini

Il presidente dell’Emilia Romagna, nonché della Conferenza della Regioni, Stefano Bonaccini ha parlato di «un sistema di regole che va rivisto».

«Determina - ha scritto su Facebook - un calo temporaneo dei contagi e subito rialzi, senza che la curva pandemica venga davvero fermata: serve un respiro più lungo, un’analisi approfondita dei luoghi e delle attività, anche in base ai dati di rischio già accertati».

Punto questo che sembra dare un input affinché si valuti l’eventuale eterogeneità del rischio tra attività costrette alle chiusure.

Bonaccini ha, inoltre, puntualizzato un altro tema su cui c’è convergenza a livello regionale. «Quando introduciamo - ha evidenziato - restrizioni particolari per i singoli territori, devono essere attivati contestualmente gli indennizzi per le categorie coinvolte. Per questo è necessario che tali provvedimenti siano adottati con l’intesa del ministro della Salute».

Tutte le proposte, a cui si aggiunge una richiesta di sforzo per velocizzare la campagna vaccinale, saranno sottoposte all’attenzione del governo in vista del prossimo Dpcm.