Nuovo Dpcm Draghi, attesa la bozza: ecco cosa si sa

Nuovo Dpcm Draghi, attesa la bozza: ecco cosa si sa

Nuovo Dpcm del governo Draghi: la bozza potrebbe arrivare in tempi brevi.

Nuovo Dpcm: il momento della verità sta per arrivare. È attesa per venerdì 26 febbraio la bozza da cui si dovrebbero definire i dettagli della strategia di contenimento che sarà messa in atto a partire dal 6 marzo dal governo presieduto da Mario Draghi.

Trova quindi riscontro la volontà del nuovo esecutivo di comunicare tempestivamente a cittadini e attività quelle che possono essere le misure di contenimento.

Nuovo Dpcm: arriva oltre Pasqua, da quando sarà in vigore

Il nuovo Dpcm del governo presieduto da Mario Draghi sarà in vigore dal 6 marzo, poiché l’ultimo messo in atto dall’esecutivo di Giuseppe Conte ha come limite quello del 5. A annunciare la data di scadenza del prossimo Dpcm è stato lo stesso ministro della Salute Roberto Speranza, in occasione della sua comunicazione in Senato.

In quella circostanza del 24 febbraio l’esponente della squadra di Draghi ha annunciato che le misure saranno valide fino al prossimo 6 aprile. La data non è casuale, tenuto conto che indica esattamente dopo Pasquetta. Scelta che presuppone la volontà di mantenere le restrizioni, come oggi le si conosce in base alle fasce e comunque vadano le cose, anche nei giorni di festa.

La necessità, come è noto, è quella di contenere la possibile avanzata del contagio derivante dalla possibile progressione delle nuove varianti. In particolare quella inglese, la cui più elevata contagiosità viene spesso messa in evidenza dagli scienziati.

L’altro obiettivo pare comunque essere evitare un lockdown generalizzato attraverso il mantenimento del sistema fasce. Continueranno, dunque, ad esserci per il momento le zone gialle, arancioni o rosse in base alla situazione epidemiologica dei territori. Più, eventualmente, la fascia bianca.

Dpcm Draghi: si lavora nel solco tracciato dal premier sui tempi

Tempestività sembra essere la parola d’ordine del nuovo governo. Non è un caso che la prima bozza del Dpcm potrebbe arrivare con largo anticipo rispetto alla scadenza del 5 marzo.

«Ci impegniamo - aveva detto Mario Draghi nel suo discorso in Senato - a informare i cittadini con sufficiente anticipo, per quanto compatibile con la rapida evoluzione della pandemia, di ogni cambiamento nelle regole». Le prime indicazioni paiono dare seguito al proposito.

Bozza Nuovo Dpcm, obiettivo tempestività

L’altra novità annunciata è che le misure entreranno in vigore a partire da lunedì e non più alla domenica. Non è emersa, al momento, alcuna anticipazione che possa dare seguito alle indiscrezioni che, qualche giorno fa, ipotizzavano una zona arancione nazionale per evitare l’avanzata delle nuove varianti.

Il dato di fatto, anticipato dalla comunicazione di Speranza, è che si andrà comunque verso una linea prudenziale che non offre spazi particolarmente ampi a possibile riaperture e soprattutto allentamenti delle misure.

Viene ritenuto troppo importante scongiurare un’ondata che possa essere determinata dalla proliferazione delle varianti. Questo è ritenuto il momento di stringere i denti, confidando che passata la bufera e con l’aiuto della progressione della campagna vaccinale si possa iniziare davvero a vedere la luce. Non a caso il ministro Speranza ha parlato di necessità di non abbassare la guardia adesso che si è nell’ultimo miglio.

Nuovo Dcpm Draghi: riaperture difficili

Nessun segnale, dunque, lascia intendere che si possa arrivare ad una imminente riapertura delle attività chiuse anche in fascia gialla. Si parla di un possibile spiraglio per le lezioni individuali di settori come palestre e piscine, ma l’ipotesi resta difficile. Ad oggi la percezione è che si va verso una linea prudenziale che non dovrebbe variare di molto quella che è la situazione delle misure attuali.

Non a caso il governo Draghi è impegnato nel tentativo di migliorare quello che è il sistema di erogazione dei ristori. Ancora poche ore e si conosceranno i dettagli.

Tuttavia, la situazione è ben chiara: possono aspirare alle riaperture solo quei territori che dovessero vedere all’orizzonte la possibilità di andare in zona bianca. Per arrivarci serve stare al di sotto dei 50 casi settimanali ogni 100.000 abitanti.

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