Nuovo Dpcm, Antonelli (Cts): «Non è tempo di normalità, età media in terapia intensiva più bassa? Si»

Nuovo Dpcm, Antonelli (Cts): «Non è tempo di normalità, età media in terapia intensiva più bassa? Si»

Il professor Massimo Antonelli, membro del Cts, ha spiegato la situazione sottolineando come oggi è difficile ritenere possibili allentamenti e riaperture sulla base di quella che è la situazione.

La bozza del nuovo Dpcm ha anticipato che non ci saranno aperture o allentamenti da qui al 6 aprile. Un anno dopo la Pasqua in lockdown c’è ancora da lottare contro il virus. Le misure non saranno equiparabili a quelle di 365 giorni prima, ma continueranno a rendere la quotidianità molto diversa dalla normalità.

A determinare, però, quello che sembra destinato ad essere il modus operandi del governo Draghi è il quadro della situazione epidemiologica. A spiegarlo è stato il professor Massimo Antonelli, membro del Comitato Tecnico-scientifico e rianimatore del Policlinico Gemelli di Roma, in un’intervista rilasciata al Corriere della Sera del 27 febbraio.

Nuovo Dpcm e regole Covid, parla Antonelli del Cts

«La situazione - ha precisato - non presenta margini sui quali ipotizzare l’ammorbidimento delle misure: anzi è raccomandata l’introduzione di regole più stringenti in modo chirurgico». Parole che, dunque, spiegano quanto sarà importante andare a circoscrivere situazioni dove emergano numeri preoccupanti in relazione al contagio.

Una strategia, tra l’altro, già adottata con l’adozione di zone rosse relative a zone meno ampie rispetto a ordinanze del ministero della Salute che, in genere, determinano le restrizioni su base regionale.

Gli scienziati, come è noto, non prendono le decisioni. Questo compito spetta alla politica che, però, prendendo però contezza della situazione dal parere dei tecnici. Oggi ci sono i numeri in crescita su molti fronti a destare particolare preoccupazione.

Vaccino Covid, buoni risultati sui sanitari

Il professore ha spiegato come, ad oggi, ci sia un effetto positivo della vaccinazione sui sanitari. A fine dicembre erano 3500 medici, infermieri e personale infetti in Italia, il dato del 15 febbraio si ferma a 700.

Il componente del Cts ha chiarito però come se da una parte «sul campo il vaccino funziona», dall’altra c’è da evidenziare come «non c’è la certezza che chi è immune non sia contagioso». Cosa che obbliga quanti lavorano a contatto con i pazienti a continuare ad operare come se il vaccino non lo avessero mai ricevuto, mantenendo tutte le precauzioni necessarie.

Nuovo Dpcm, riaperture solo a precise condizioni

Da tempo si teme l’effetto varianti. Tra i dati che il medico ha avuto modo di confermare è che oggi ci sia un abbassamento dell’età media dei ricoverati in terapia intensiva. «Ora- ha precisato - l’età media è di 60 anni, rispetto ai 65-70 anni dello scorso anno. Il Sars-Cov2 colpisce tutta la popolazione. Bisogna capire quanti casi sono dovuti alle tre varianti: inglese, brasiliana e sudafricana».

Parole, quelle del professor Massimo Antonelli, che spiegano in maniera inequivocabile perché oggi la direzione intrapresa dal governo sia stata indirizzata verso una linea prudenziale. Ha, inoltre, anticipato come siano in corso di valutazione «protocolli di sicurezza articolati e scrupolosi» per la possibile ripartenza di settori come teatri, cinema ed altre attività. Ma ha chiarito: «Nei territori dove la circolazione del virus è sostenuta, la prospettiva di riaperture è impensabile».

A riassumere quella che è la situazione c’è una frase significativa riportata nell’apertura dell’intervista rilasciata da Massimo Antonelli. «Non è tempo - ha chiarito - di ritorno alla normalità».