Autore: G.M

Tasse - Legge di Bilancio

11
Apr

Nuova tassa sulla prima casa? una patrimoniale per evitare l’aumento dell’IVA

Il Fondo Monetario Internazionale suggerisce di tornare a tassare la casa di abitazione

Il Consiglio dei Ministri ha da poco approvato la nota di aggiornamento del Def, l’atto per così dire propedeutico alla futura legge di Stabilità. La situazione come si evince dal testo del Documento di Economia e Finanze resta critica, per via del deficit, del debito pubblico e della crescita. In vista della prossima manovra di Bilancio, secondo gli analisti serviranno oltre 46 miliardi di euro per mantenere fede a ciò che è stato promesso a Bruxelles durante il braccio di ferro tra governo e vertici europei a fine 2018.

Una soluzione che sicuramente sarebbe dolorosa per gli italiani ed impopolare per l’attuale esecutivo è quella dell’aumento dell’Iva previsto dalle clausole di salvaguardia. Un aumento importante, che porterebbe l’Imposta sul Valore Aggiunto al 26,5%. Dal Fondo Monetario Internazionale arriva invece un suggerimento diverso, ma forse, altrettanto impopolare. Una nuova tassa sulla prima casa.

Da Monti a Renzi

La recente storia delle tasse sugli immobili ha visto il governo Monti come ultimo esecutivo ad inserire un prelievo fiscale sulle prime case degli italiani. Una tassa che fu inserita da quel governo che era alle prese con lo spread oltre il livello di guardia e che costrinse la Fornero a varare taglie blocchi su stipendi e pensioni. Solo nel 2015 l’Imu sull’abitazione principale fu cancellata, dall’allora Premier Matteo Renzi e dal governo a guida PD. Dopo anni in cui il prelievo forzoso sulle prime case non è stato più in vigore, adesso si torna a parlarne per via di questo suggerimento da parte del FMI. Si tratterebbe di una moderna tassa, una patrimoniale vera e propria che secondo il Fondo Monetario Internazionale sarebbe la soluzione per rientrare nei parametri comunitari del debito pubblico e rendere la fiscalità italiana più equa tra i cittadini.