Autore: Dario Marchetti

Made in Italy

3
Ott

Nella guerra dei dazi con gli USA l’Italia ha molto da perdere

La guerra dei dazi tra USA e UE potrebbe avere effetti molto negativi per la nostra economia

Lo scoppio della guerra commerciale tra Stati Uniti e Unione Europea rischia di fare molto male al nostro Paese. Il via libera del WTO alla possibilità di imporre dazi alle merci provenienti dal vecchio continente, infatti, va a colpire con forza alcuni prodotti Made in Italy, sollevando non poche preoccupazioni nelle imprese del settore. I timori sono particolarmente forti nell’agroalimentare tricolore, già sottoposto a notevoli tensioni a causa del CETA. Andiamo a vedere quindi nel dettaglio cosa sta accadendo.

I motivi della guerra

A scatenare il conflitto è stata una questione di vecchia data, quella rappresentata dagli aiuti europei a Airbus. Il consorzio per la costruzione di aerei tra Francia e Germania, infatti, è stato favorito con una certa generosità dalla mano pubblica, suscitando le accese proteste degli Stati Uniti. La questione è stata quindi demandata al WTO, il quale proprio di recente ha dato ragione a Washington, accordando al governo statunitense la possibilità di elevare dazi sui prodotti europei.

Naturalmente la preoccupazione sollevata da questa decisione è stata subito molto forte in Europa, estendendosi anche al nostro Paese. Tra i prodotti che in base alle ultime notizie dovrebbero essere sanzionati, ce ne sono anche alcuni Made in Italy. Se sono salvi l’olio d’oliva e il prosecco saranno invece condannati il parmigiano reggiano, il provolone, il pecorino e il prosciutto. Gli effetti dei dazi potrebbero essere estremamente dannosi per questi prodotti, se si pensa ad esempio che buona parte del pecorino romano viene esportato proprio negli Stati Uniti.

Cosa accadrà ora?

Se la lista di prodotti sottoposti a sanzioni è già stata resa pubblica, resta ancora da stabilire il momento in cui la tagliola dei dazi inizierà ad operare. In base ai rumors l’ora x dovrebbe essere il 18 ottobre, come del resto è stato confermato da Robert Lightizer, il responsabile per il commercio del governo statunitense. Lo stesso Lightizer, però, nel corso di una conferenza stampa sulla questione ha affermato che Donald Trump vorrebbe cercare di definire la questione con una trattativa, prima di procedere. Inoltre gli USA vorrebbero un incontro con il WTO in modo da averne l’avallo, da tenersi il 14 ottobre. Lo stesso WTO che ha fissato a 7,5 miliardi di dollari l’entità della penalità a danno dei prodotti europei. Un livello che pur inferiore a quanto temuto, rappresenta comunque un costo estremamente salato per l’UE.

L’UE non intende rimanere a guardare

Se Washington ha dichiarato la guerra commerciale all’Unione Europea, le istituzioni continentali non sembrano però assolutamente intenzionate a restare a guardare. Airbus, infatti, ha ricevuto aiuti di stato, ma anche la sua diretta concorrente, Boeing, è accusata di aver goduto di finanziamenti pubblici. Aiuti i quali sono già stati riconosciuti dal WTO, tanto che ora si attende solo il verdetto al riguardo, che dovrebbe anche in questo caso essere di condanna. Ove ciò accadesse, l’Unione Europea potrebbe adottare lo stesso modus operandi di Washington, spinta anche dalle difficoltà della sua economia. Già da giorni si vocifera di una lista di prodotti statunitensi da colpire, in cui rientrerebbero i vini californiani, le sigarette, le gomme da masticare e le noccioline.

Le dichiarazioni di Cecilia Malmstroem

A indicare la possibilità di una decisa risposta dell’Unione Europea è stata Cecilia Malmstroem, commissario uscente al Commercio. Proprio lei ha infatti affermato che l’UE è disposta a patteggiare per una soluzione equa, riservandosi però adeguate contromosse in caso di dazi statunitensi. Una reazione cui in molti, in Europa, guardano con evidente timore, in quanto un conflitto simile potrebbe innescare effetti recessivi. Considerato come l’economia globale sia ancora alle prese con gli effetti della crisi scoppiata nel 2008, i timori sembrano assolutamente giustificati.

La guerra dei dazi con la Cina

Washington, intanto, sembra disposta a giocare su più tavoli. Il governo statunitense, infatti, è già alle prese con la guerra dei dazi con la Cina, che secondo molti analisti potrebbe avere conseguenze pesantissime. Soprattutto se si considera che l’economia globale potrebbe presto essere messa in fibrillazione da una Hard Brexit dai contorni inimmaginabili. La fuoriuscita senza accordo del Regno Unito dall’Unione Europea, infatti, potrebbe dare luogo ad una serie di conseguenze dai contorni ancora non precisati. I vari fattori, uniti uno all’altro, potrebbero infine provocare una nuova recessione tale da mettere a rischio la tenuta di molti Paesi. Tra cui proprio l’Italia.

La posizione dell’Italia

La guerra dei dazi tra le due sponde dell’Oceano vede il nostro Paese in una situazione abbastanza delicata. Il Made in Italy, infatti, potrebbe essere colpito in maniera molto forte dall’aumento delle tariffe doganali, come sottolineato da Coldiretti e altre organizzazioni analoghe. Con effetti tali da andarsi ad aggiungere a quelli provocati dalla fase sperimentale del CETA, l’accordo di libero scambio tra UE e Canada.

Proprio in questi giorni sono state pubblicate notizie secondo le quali le esportazioni dell’agroalimentare italiano verso il Paese nordamericano sarebbero crollate ad un terzo. A ricordare il dato è stata la Coldiretti di Brescia, in risposta all’intenzione espressa da Teresa Bellanova di procedere alla ratifica del CETA. In attesa che il mondo politico italiano faccia capire le sue intenzioni al riguardo, vanno infine ricordate le parole di Vincenzo Boccia, presidente di Confindustria. Proprio lui ha ricordato che il sommarsi delle varie questioni potrebbe avere come effetto finale una recessione per il continente europeo e l’Italia.

L’Italia è alle prese con la tenuta dei conti pubblici

Un pericolo che sembra destinato ad incutere notevoli timori nei mercati finanziari e al nostro Paese. Proprio l’Italia, infatti, è ancora alle prese con lo stato dei propri conti pubblici, che non danno segnali di miglioramento e sono costantemente monitorati dall’Unione Europea. Se il Premier Conte continua a mandare segnali di fiducia in vista della prossima legge di bilancio, il quadro in cui il governo deve operare sembra essere più problematico. Anche in considerazione del fatto che la prima disponibilità dell’UE alla flessibilità auspicata da Roma sembra lasciare il passo ai primi attriti. Testimoniati dalle parole di Moscovici, secondo il quale proprio l’Italia avrebbe già goduto di grande flessibilità negli anni passati. Parole che sembrano destinate ad aprire un nuovo fronte con Bruxelles in un momento molto delicato per l’economia italiana.