Autore: Dario Marchetti

Donald Trump

3
Gen 2020

Petrolio in rialzo dopo l’attacco USA a Bagdad

Le reazioni del mondo economico ai fatti di Bagdad sono improntate alla massima preoccupazione

L’attacco statunitense a Bagdad, nel corso del quale è stato ucciso il generale iraniano Qassem Soleimani, rischia di produrre una vera e propria guerra. Tanto da spingere Joe Biden, uno dei possibili candidati democratici alla prossima corsa presidenziale ad affermare che Trump ha lanciato una bomba in una vera e propria polveriera. In attesa di ulteriori sviluppi politici, i mercati finanziari hanno già iniziato a reagire. Una reazione che non promette nulla di buono.

Le quotazioni del greggio ai massimi da 4 mesi

Il primo effetto non poteva che essere sul prezzo del petrolio. Il greggio, infatti, è immediatamente salito ai massimi da 4 mesi a questa parte, tornando sopra quota 63 dollari per poi flettere leggermente. Nel corso della mattinata i contratti con scadenza a febbraio 2020 vengono scambiati a 62,87 dollari, con un rialzo nell’ordine del 2,8% mentre quelli sul Brent hanno rincarato del 2,91%, posizionandosi a quota 68,18 dollari.

A dare il segno della preoccupazione generale è stata Kay Van-Petersen, di Saxo Capital Markets Pte, che ha voluto rimarcare la vera e propria escalation in atto. Se prima si parlava di un conflitto tra Iran e Arabia Saudita, su mandato statunitense, ora l’ipotesi è quella di un conflitto diretto tra Teheran e Washington. Il commento è stato citato da Bloomberg e delinea con notevole esattezza cosa stia accadendo.

Il mercato azionario e valutario

Meno traumatiche, almeno per ora, le conseguenze sul mercato azionario. Se nel continente asiatico Tokio è ancora in ferie, Shanghai e Hong Kong chiudono in lieve ribasso. In Europa i futures sugli indici sembrano per ora flettere in maniera più vistosa, un comportamento comune a tutte le maggiori borse continentali. Per quanto concerne il mercato valutario, è naturalmente lo yen a rafforzarsi, come accade ogni volta che si registra una crisi di questa portata. La moneta nipponica gode infatti del suo status di bene rifugio e quindi mette a segno una crescita dello 0,4%, che permette alla divisa nipponica di portarsi a 108,1 rispetto ai 108,5 fatti segnare nella giornata precedente nei confronti del dollaro. Cala invece l’euro rispetto alla divisa statunitense: ora la quotazione è attestata a 1,1162 dollari.

Sale la preoccupazione del mondo finanziario

Come già ricordato, la preoccupazione del mondo finanziario sta crescendo di ora in ora, alimentata anche dalle prime reazioni arrivate da Teheran, sotto forma di una durissima dichiarazione di Javad Zarif, il ministro degli Esteri iraniano: «L’atto di terrorismo internazionale degli Stati Uniti con l’assassinio del generale Soleimani, la forza più efficace nel combattere il Daesh, Al Nusrah e Al Qaida, è estremamente pericolosa e una folle escalation».

Una valutazione del resto condivisa da Nancy Pelosi, che ha bollato l’attacco ordinato da Trump alla stregua di un atto provocatorio e sproporzionato. Il rappresentante democratico ha poi rincarato i toni affermando che il raid rischia di provocare una vera e propria escalation di violenza, tale da arrivare al «punto di non ritorno». Ha poi aggiunto che il Congresso americano non è stato neanche consultato in relazione agli eventi, chiedendo che il governo provveda a colmare immediatamente questa lacuna. Intanto, però, la situazione rischia di produrre una crisi di notevoli conseguenze.