Autore: Pasquale De Marte

Mario Draghi

Mario Draghi: come la pensa sul reddito di cittadinanza? A marzo parlava di «basic income»

Con la caduta del governo e l’insediamento di un nuovo esecutivo c’è curiosità relativamente agli orientamenti sul reddito di cittadinanza

Alla notizia di Mario Draghi premier incaricato i mercati hanno dato subito una risposta positiva. L’ipotesi di un governo Draghi ha segnalato già un effetto positivo sullo spread. Bene i titoli bancari, a testimonianza di quanto la possibilità che l’ex presidente della Banca Centrale Europea abbia generato quasi euforia in ambito finanziario.

Sono temi che, però, spesso solo di riflesso possono diventare benefici per il cittadino medio che, eventualmente si aspetta di trovare risposte relativamente a temi che maggiormente impattano sul quotidiano.

Draghi e il reddito di cittadinanza, attenzione alle parole dal passato

Uno, ad esempio, è il reddito di cittadinanza. Misura bandiera del Movimento 5 Stelle, contestato da altri partiti, e per il quale potrebbe anche basarsi parte dell’interlocuzione tra Draghi e le forze politiche durante le consultazioni.

Il fatto che Draghi, per quanto possibile e comunque nella piena convinzione delle sue azioni, dovrà essere sintesi di quante più forze parlamentari, fa sì che il suo possibile pensionerò si una punto chiave delle discussioni. Anche e soprattutto sui temi economici.

Con la caduta del governo cosa succede al reddito di cittadinanza?

Ma come la pensa davvero Mario Draghi? Difficile saperlo fino a quando si pronuncerà. Si può però provare tracciare un quadro della situazione sfruttando alcune sue dichiarazioni ufficiali relative a sussidi e misure assistenzialiste.

Un suo pensiero è, ad esempio, rintracciabile in un articolo pubblicato dal Financial Times e scritto di suo pugno con pubblicazione lo scorso 25 marzo. La pandemia era appena scoppiata. «È compito dello Stato - scriveva - utilizzare il proprio bilancio per proteggere i cittadini e l’economia da shock di cui il settore privato non è responsabile e non può assorbire».

«La questione chiave - ha aggiunto - non è se ma come lo Stato dovrebbe mettere a frutto il proprio bilancio. La priorità non deve essere solo fornire un reddito di base a coloro che perdono il lavoro. In primo luogo, dobbiamo proteggere le persone dalla perdita del lavoro».

Il reddito di cittadinanza e «basic income»

Dalle parole di Draghi quello che lui definisce, in inglese, "basic income" altro non è che una definizione più internazionale di «reddito cittadinanza». Uno strumento che non viene cancellato dalla priorità. Ma semmai affiancato da uno sforzo aggiuntivo atto a tutelare l’occupazione.

E su questo doppio punto, considerata l’idea che il bilancio e quindi il debito pubblico devono fare da protezione ai cittadini, potrebbe ottenere la convergenza ed il sostegno trasversale nelle sue interlocuzioni con le forze politiche.

Draghi e sussidi, un punto di vista chiaro che vale anche per il reddito di cittadinanza

Lo scorso agosto Mario Draghi, al meeting di Rimini, si esprimeva così: «I sussidi servono a sopravvivere, a ripartire. Ai giovani bisogna però dare di più. I sussidi finiranno e se non si è fatto niente resterà la mancanza di una qualificazione professionale che potrà sacrificare la loro libertà di scelta e il loro reddito futuri».

E, in un certo senso, sembra di isolare concetti compatibili con la prosecuzione di una strada in cui ci sarà un «basic income» o reddito di cittadinanza. Magari potenziando la rete dei navigator, creando sistemi formativi più efficaci per i giovani che lo percepiscono.

Al momento sono solo ipotesi, ma le idee di Draghi sembrano chiare seppur potrebbe profilarsi una maggiore voglia di puntare e, magari, investire sulla formazione. Prima, però, c’è da trovare la maggioranza in Parlamento.

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