Autore: B.A

Coronavirus

Nelle Marche creato un ospedale Covid, oggi vuoto come la Fiera di Milano, ma senza polveroni

Anche nelle Marche come in Lombardia hanno creato un ospedale Covid, oggi vuoto, e lo ha fatto il PD

Nel momento di massima emergenza per il coronavirus, i posti in terapia intensiva in molte parti d’Italia erano pochi. Non si potevano curare tutti gli ammalati di Covid. Addirittura si diceva che negli ospedali, i medici erano chiamati a scegliere chi curare e chi no. Una situazione tipica di scenari di guerra.

E l’opinione pubblica puntava il dito sui tagli alla sanità, sul fatto che l’Italia non aveva posti letto in ospedale e che per una eventuale nuova emergenza, le città andavano dotate di queste strutture. C’erano opinionisti che guardavano alla Cina con ammirazione, perché a Wuhan costruirono un ospedale in 7 giorni.

Oggi in Lombardia hanno l’ospedale in Fiera vuoto, oseremmo dire, per fortuna, ma giù le critiche per i soldi spesi (soldi di donazioni private) a detta di molti inutilmente. Ne è la prova il discusso intervento alla Camera dei deputati di Riccardo Ricciardi, capogruppo grillini a Montecitorio. Come riporta il quotidiano «il Giornale», le polemiche nascondono qualcosa di strumentale, di politico, perché anche nelle Marche è nato un Covid Hospital che oggi è vuoto, ripetiamo, per fortuna.

L’ospedale nelle Marche, nessuno lo nomina

Che la Lombardia sia al centro di aspre e dure polemiche è attualità. Fontana è il governatore più sotto attacco d’Italia. E l’ospedale i Fiera è considerato una cattedrale nel deserto. Eppure virologi, scienziati, epidemiologici ed esperti, mettono in guardia gli italiani da una possibile (per alcuni sicura) nuova ondata di contagiati in autunno.

La fase 2 è entrata in azione, con maggiori libertà concesse alla popolazione, ma sempre nella massima sicurezza, perché il virus è tutt’altro che sconfitto. E allora, ben vengano posti di terapia intensiva in più, anche se oggi non servono. Lo dimostra pure il fatto che una copia dell’ospedale in Fiera di Milano, è nato nelle Marche.

«Io governatore del Pd ho copiato la Lombardia: ospedale vuoto ma utile», queste le parole che il quotidiano diretto da Alessandro Sallusti, attribuisce a Luca Ceriscioli, governatore della Regione Marche. Poche le critiche ad una vicenda analoga a quella della Lombardia, anche senza l’enorme emergenza coronavirus che Fontana ha dovuto affrontare.

Nelle Marche la struttura per il Covid è stata inaugurata la settimana scorsa e soprattutto i grillini, non hanno polemizzato più di tanto. È da sette giorni che l’ospedale di Civitanova Marche è stato inaugurato la settimana scorsa, con la presenza di Bertolaso. 10 milioni di euro spesi ed 80 posti letto e respiratori in più.

Le parole di Luca Ceriscioli

Nonostante militino in due partiti diversi, perché Fontana è leghista e Ceriscioli è del PD, quest’ultimo ha avuto parole positive del collega lombardo. Proprio sul «Giornale», al governatore delle Marche è stato chiesto un parere su quanto accaduto alla Camera, quando il pentastellato Ricciardi ha infierito e non poco su Fontana e Lombardia. «Le critiche avevano due difetti: sono state fatte nel momento sbagliato ed erano pure superficiali», questo il giudizio di Ceriscioli sulle parole del capogruppo grillino che ha provocato quasi una rissa a Montecitorio.

Il governatore dem ha fatto chiarezza sul motivo che li ha spinti a creare un nuovo ospedale, ed è una spiegazione che a maggior ragione può essere applicata anche alla Lombardia, smorzando polemiche strumentali. «Il nostro piano pandemico del 2007 dice che, in caso di epidemia, nelle Marche occorrono 300 letti di terapia intensiva. Normalmente disponiamo di 115 posti e nel momento di massima tensione, ricavandoli negli ospedali, siamo arrivati a 220. Il 20 marzo però le proiezioni dicevano che entro metà aprile sarebbero serviti tutti quelli ipotizzati dal piano. Così abbiamo dato vita ad un’iniziativa analoga a quella di Milano per realizzare gli 80 letti mancanti», così il governatore delle Marche ha spostato i discorsi sulla bontà di strutture di questo tipo, anche se oggi sono vuote.

«Per fortuna la curva ha iniziato a scendere prima del previsto. Ma non era scontato. Se non avessero trovato cure efficaci, quei posti sarebbero serviti. E poi mi chiedo: se arrivasse il secondo picco epidemico? Se ci fosse una pandemia tra tre anni? Non ha senso dire che se non li ho usati subito, allora non mi serviranno più», ecco spiegato il tutto, con una necessità che per esempio in Germania sono pronti ad affrontare, perché i vicini tedeschi oggi hanno 6mila posti letto dormienti di terapia intensiva che si attivano solo quando necessario.

E poi, Ceriscioli ha chiuso con un eloquente: «È un bene avere una riserva di rianimazioni in caso di necessità. Siamo un Paese strano: diciamo sempre che non c’è abbastanza prevenzione, poi il giorno in cui facciamo una scelta che ci protegge da un rischio, questa diventa un errore. Penso che avere a disposizione posti in più sia una risorsa, non un problema. No?».