Mamma insospettabile di giorno, hacker di notte: arrestata 40enne russa a Genova

Mamma insospettabile di giorno, hacker di notte: arrestata 40enne russa a Genova

La donna ingegnere informatico dietro un’apparente vita normale nascondeva una passione per il crimine. Tra i truffati anche personaggi famosi

La Polizia Postale, coordinata dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Genova ha arrestato una donna di origini russe di 40 anni. Secondo l’accusa faceva parte di un’organizzazione transnazionale dedita alle frodi informatiche, alla ricettazione ed al riciclaggio.

La donna, ingegnere informatico, all’apparenza sembrava una persona tranquilla, una mamma a tempo pieno. E invece nel tempo è riuscita ad acquistare ingenti quantità di materiale hi tech o abiti e accessori di lusso servendosi di carte di credito intestate a persone del tutto estranee ai fatti.

Anche personaggi famosi tra i caduti nella trappola

Tra i caduti nel furto d’identità anche personaggi famosi come il ballerino Roberto Bolle e la cantante Malika Ayane.

Il materiale hi tech prendeva quasi sempre il volo per la Russia mentre gli abiti e gli accessori di lusso venivano tenuti dalla donna per sé. I proventi di ciò che, invece, veniva rivenduto erano investiti nell’acquisto di criptovalute. Secondo le prime indagini il giro d’affari della donna si aggirava sui 600mila euro.

Sequestrate oltre 500 carte di credito

Nel corso della perquisizione domiciliare, gli investigatori della sezione financial cybercrime della Polizia Postale hanno sequestrato numerosi Pos e circa 500 carte di credito appositamente attivate e intestate a persone totalmente ignare di tutto, compresi anche personaggi famosi, come detto in precedenza.

Per lei si sono aperte le porte del carcere mentre le sue figlie ora sono state affidate ad una comunità. Le indagini sono state minuziose e complesse. La donna, esperta nel creare nuove identità, ritirava presso punti di recapito sempre diversi della provincia di Genova gli oggetti che acquistava sui portali di e-commerce utilizzando fondi, carte di credito e conti bancari di ignare vittime.

Per eludere eventuali controlli, la donna si presentava al ritiro con documenti falsi oppure incaricava terze persone a ritirare il pacco al posto suo dietro compenso.

I proventi della vendita del materiale veniva investito in criptovalute

Il costoso materiale, principalmente cellulari, tablet, venivano poi spediti immediatamente in Russia a favore di soggetti appartenenti all’organizzazione oppure messi in vendita sui noti portali dedicati all’e-commerce. I proventi incassati venivano poi investiti e ripuliti investendoli in criptovalute presso numerosi exchange internazionali.