Autore: Dario Marchetti

BCE - Banche - Tassi di interesse

31
Dic 2019

Le surroghe continuano a spingere i mutui

La fine dell’anno è stata caratterizzata da condizioni molto convenienti per i mutui, spingendo molti consumatori a rottamare quelli vecchi

Il mercato dei mutui è stato abbastanza contraddittorio, nel 2019. Dopo una prima parte di anno nel corso della quale le domande di nuovi finanziamenti sono calate in maniera evidente, l’ultimo trimestre ha invece fatto segnare un ritorno di fiamma notevole. Se mancano ancora i dati definitivi di dicembre, non dovrebbero comunque discostarsi da quelli di ottobre (+18%) e di novembre (+21%).

Un andamento sorprendente alla luce di quanto accaduto in precedenza, ma non più di tanto alla luce di una situazione che ha visto il tracollo degli indici IRS. Ne è conseguita una rinnovata convenienza dei mutui, che ha spinto in particolare molti mutuatari ad optare per la surroga, ovvero la rottamazione del vecchio finanziamento in favore di uno nuovo e più conveniente.

Il tasso fisso ha letteralmente spopolato

Tra le surroghe che hanno caratterizzato la parte finale dell’anno, c’è da registrare una assoluta predominanza del tasso fisso, che è stato scelto nel 90% dei casi. Anche chi aveva contratto un mutuo appena un anno prima, di fronte alla incredibile convenienza delle nuove condizioni di mercato, ha deciso per la surroga. Basti pensare in tal senso che chi ha acquistato una casa firmando un mutuo per 140mila euro dodici mesi fa, oggi può spuntare oltre 40 euro di risparmio sulla rata mensile che, in un arco temporale di 30 anni andrebbero a tradursi in quasi 15mila euro in meno da pagare.

Una situazione che peraltro potrebbe ripetersi anche nel corso del 2020, almeno a detta degli esperti. A favorire questo trend sarebbe in particolare il fatto che la BCE dovrebbe continuare nella sua politica di stimoli all’economia, con periodiche iniezioni di liquidità nel sistema bancario naturalmente destinate a tenere molto bassi i tassi di interesse.

Voglia di sicurezza

Perché gli italiani continuano a preferire il tasso fisso a quello variabile? La domanda è del tutto lecita, considerato come il secondo offra in definitiva il vantaggio di una rata più bassa. La spiegazione di questa preferenza è da ricercare proprio nella voglia di sicurezza che viene evidentemente soddisfatta dal tasso fisso. I mutuatari preferiscono cioè spendere qualcosa in più sapendo però in anticipo l’entità dello sforzo economico che vanno a sobbarcarsi mese dopo mese, parametrandolo alla propria capacità reddituale. Una sicurezza che non esiste nel caso del tasso variabile, ove la rata mensile potrebbe alzarsi all’improvviso in caso di un mutamento sensibile del quadro economico tale da spingere le banche centrali a rialzare i tassi d’interesse.

Se da una parte è vero che in base alle previsioni la situazione economica non ottimale potrebbe tenere bassi i tassi d’interesse ancora a lungo, è anche vero che anche in questo quadro i mutui a tasso fisso presentano profili di convenienza di assoluto rilievo. Che potrebbe addirittura aumentare nel caso in cui alcuni fattori di instabilità, come le sempre più frequenti crisi geopolitiche, dovessero maturare a livelli insostenibili. Uno scenario che non pochi analisti sembrano ritenere possibile e tale da spingere chi aspira ad acquistare la propria abitazione ad optare per scelte di carattere chiaramente conservativo.