Autore: Liliana Terlizzi

Coronavirus

La previsione di Crisanti: «Entro l’anno toglieremo le mascherine», ecco quando

Andrea Crisanti ha previsto che le mascherine non saranno più necessarie a dicembre, perché per allora - salvo imprevisti - avremo raggiunto l’immunità di gregge grazie ai vaccini.

Alcune settimane fa il noto microbiologo Andrea Crisanti era finito al centro di una bufera mediatica per colpa di una sua dichiarazione interpretata male. In sostanza Crisanti aveva detto che prima di vaccinarsi avrebbe voluto leggere con attenzione i dati riguardanti il farmaco. La smentita a chi lo aveva definito addirittura ‘No-vax’ è arrivata ieri, quando il medico si è sottoposto alla prima dose del vaccino Pfizer.

L’intervista a Andrea Crisanti

Oggi il divulgatore scientifico ha rilasciato una lunga intervista al Corriere della Sera, durante la quale ha affrontato i temi caldi del momento: vaccino, immunità di gregge e fine delle misure di contenimento del contagio a cui siamo abituati da marzo 2020.

In primis sulle mascherine: “Se non ci saranno intoppi nelle campagne di vaccinazione, le potremo togliere il prossimo dicembre, quando avremo raggiunto l’immunità di gregge. Credo che entro giugno metà popolazione italiana sarà immune al contagio”.

Tuttavia, com’è ovvio, ci sono numerose variabili da tenere in considerazione: “Tutto dipende dall’R0, che oggi è tra il 2,6 e il 3%. Se dovesse mantenersi su questi livelli basterebbe vaccinare il 70% della popolazione italiana per arrivare all’immunità di gregge”.

Ma la cosiddetta variante inglese preoccupa: “Ha un R0 superiore, tra 3.6 e 4 e dunque alza la soglia all’80-85%. Purtroppo è inevitabile che si diffonda, proprio in virtù del suo R0 molto alto”.

Il tema dei vaccini

Crisanti, poi, ha formulato qualche considerazione sui vaccini attualmente in uso e su quelli che lo saranno a breve. “Il vaccino Pfizer ha un solo problema, quello delle temperature bassissime richieste per la conservazione. Da qui derivano problemi logistici importanti”.

AstraZeneca, il vaccino su cui l’Italia ha puntato molto: “Ci sono stati errori di sperimentazione che hanno portato a dei rallentamenti”.

Ad ogni modo proprio quello di Oxford non è stato ancora approvato dall’Ema e quasi sicuramente non lo sarà fino alla terza decade di gennaio: “E’ un segnale di serietà, anche se spiace avere un vaccino in ritardo. Può succedere, la cosa importante è che abbiano segnalato l’errore in modo trasparente”.

In conclusione: “Ora conta fare investimenti in logistica, per evitare di rallentare il processo in futuro. L’Europa ha giocato un ruolo fondamentale: se non fossimo stati parte della Comunità oggi il nostro paese sarebbe al tappeto”.