Autore: Dario Marchetti

Fiat - Peugeot

16
Nov

La fusione tra FCA e PSA: a chi conviene realmente?

Gli analisti si chiedono chi sarà ad avvantaggiarsi maggiormente tra Fiat e Peugeot

La fusione tra FCA e PSA sembra ormai sul punto di realizzarsi, dopo il sostanziale via libera rilasciato dal governo francese in merito al processo che dovrebbe portare all’unione dei due marchi e portare al varo di un gruppo che diventerebbe il quarto a livello globale. Alla luce di quanto sta accadendo, però, sono in molti a porsi una precisa domanda: a chi conviene la fusione? Se inizialmente in molti sembravano optare per PSA, nel corso degli ultimi giorni i pareri stanno mutando non poco.

I vantaggi per FCA

Dalla parte di FCA il vantaggio sembra essere quello di un rafforzamento in un territorio del tutto particolare come quello europeo, considerato il più problematico in assoluto. Se la Fiat, la propaggine europea del brand italo-americano, ormai da tempo sconta il problema di poter contare solo su una gamma inadeguata di veicoli, in cui spiccano appena la 500 e la Panda, Peugeot può invece fare leva su una serie di Suv che sembrano in grado di preservarne la quota di vendite anche nell’immediato futuro.

Il problema consiste proprio nel fatto che il mercato europeo è sin troppo problematico e un piccolo vantaggio competitivo ottenuto tramite la fusione, secondo gli analisti, non giustifica le concessioni fatte ai francesi, proprio in funzione del fatto che il vecchio continente rappresenta un bacino sempre più angusto in cui poter pescare.

Altro vantaggio che potrebbe derivarne per FCA è poi quello di poter eventualmente contare sulle linee elettrificate di Peugeot, apprezzabile soprattutto alla luce del previsto lancio dei nuovi modelli ibridi del brand. Un vantaggio anche in questo caso tutto da valutare, considerato come proprio nel settore dei veicoli ecologici potrebbe scatenarsi la prossima guerra commerciale.

I vantaggi per Peugeot

Come abbiamo visto, quindi, Peugeot sembra fare concessioni solo all’apparenza importanti. Ricavandosi però un vantaggio di non poco conto, quello derivante dal poter godere di un accesso diretto su un mercato, quello degli Stati Uniti, in cui è attualmente un attore abbastanza trascurabile.

Anche in questo caso, però, occorre cercare di capire se le concessioni fatte per poter avere questo vantaggio non comportino uno sbilanciamento dell’operazione, facendola diventare conveniente per la controparte.

Gli studi di Credit Suisse, Jefferies e Fidentiis

Per cercare di capire meglio la questione occorre a questo punto citare i report elaborati da Credit Suisse, Jefferies e Fidentiis. Nel primo caso, gli analisti del gruppo elvetico mettono in rilievo come la convenienza dell’operazione, nei modi in cui sta procedendo, sarebbe tutta per FCA che, al netto delle sinergie, si vedrebbe assegnare un premio netto del 28% corrispondente a una distruzione di valore del 26% per Psa a seguito dello spin-off del gruppo di componentistica Faurecia, di cui il marchio transalpino detiene il 46 per cento.

Giudizio confermato da Jefferies, ma non proprio da Fidentiis, il quale afferma che gli effettivi beneficiari dell’operazione sarebbero solo gli azionisti del gruppo italo-americano. Un parere che sembra il trionfo postumo di Sergio Marchionne, il quale si era sempre mostrato ligio ad una direttiva operativa, il perseguimento dell’esclusivo vantaggio degli azionisti, di Fiat prima e FCA poi.