Autore: Dario Marchetti

Germania

13
Gen

La Germania verso la fine del nucleare

Entro due anni Berlino avrà ultimato la chiusura di tutti i suoi reattori nucleari

La Germania sembra decisa ad eliminare il nucleare dal suo territorio entro il 2022. A confermare l’intenzione è stato di recente lo spegnimento del reattore Philippsburg 2 della compagnia elettrica EnBW, avvenuto in concomitanza con lo spirare del 2019. Ne rimangono quindi in funzione sei, che dovranno appunto essere chiusi entro il 2022.

Il piano in questione risale ormai al 2011, quando sulla scia del disastro di Fukuyama il governo di Berlino ordinò lo spegnimento immediato di otto delle sue centrali. Un piano le cui ricadute in termini di approvvigionamento energetico sono state attutite dall’aumento di produzione che ha interessato le fonti alternative.

Addio anche al carbone

Se per il nucleare l’addio è fissato al 2022, la fuoriuscita dal carbone è a sua volta stata posticipata di 16 anni. Proprio nel 2038, infatti, la Germania dovrebbe chiudere tutte le 84 centrali a carbone disseminate lungo il territorio nazionale. Un phase out più lungo rispetto a quello approvato ad esempio da Italia e Regno Unito, ove l’evento dovrebbe essere completato entro il 2025.

Conseguente al fatto che proprio la Germania è stata in pratica l’ultimo Paese continentale a mettere in cantiere un piano per il superamento del carbone, varato da una commissione speciale nominata dal governo. Proprio quello che sta accadendo, però, potrebbe avere notevoli ripercussioni sulla politica estera tedesca. La necessità di reperire fonti energetiche alternative si è infatti indirizzata non solo verso le rinnovabili, ma anche a favore del gas russo.

La dipendenza della Germania dal gas russo

La progressiva scomparsa di nucleare e carbone dal mix energetico nazionale, pongono alla Germania il problema legato al reperimento di energia sostitutiva. Nel corso degli ultimi anni, sono stati molti coloro che hanno notato la forte crescita dell’importazione di gas russo, quello fornito da Gazprom. Già nel 2017 i tedeschi erano i maggiori clienti del colosso energetico russo, accogliendone il 27,5% delle esportazioni. Una situazione che lega sempre più strettamente Berlino a Mosca, anche dal punto di vista politico.

Tanto da spingere Donald Trump, con toni non proprio concilianti, ad accusare la Germania di essere una sorta di satellite della Russia. Una condizione favorita dal fatto che, sempre secondo l’inquilino della Casa Bianca, Berlino riceverebbe il 70% del suo gas da Gazprom. Un dato secondo alcuni gonfiato, ma a sua volta convalidato dal Daily Mail, proprio facendo riferimento ai dati di Eurostat.

Le energie verdi potrebbero non bastare

Vere o meno, le affermazioni di Trump fanno capire come ormai la Germania non possa non tenere nel debito conto il pensiero dei russi. Anche perché Berlino è uno dei maggiori importatori mondiale di gas naturale e deve acquistare il 92% di quello che serve alla sua economia dall’estero. Il Paese possiede pochi giacimenti, destinati con ogni probabilità ad esauriranno entro i prossimi dieci anni.

L’Energiewende, l’ambizioso programma energetico fondato su solare ed eolico è già in atto, ma proprio la progressiva scomparsa di nucleare e carbone potrebbe far aumentare la quota di energia da ricavare tramite gas naturale, attualmente il 23% circa del consumo di energia primaria tedesco. Un quadro che potrebbe pesare non poco sulla politica estera di Berlino.