Autore: Dario Marchetti

Energie rinnovabili

3
Dic

L’Italia rischia una crisi energetica?

La fase di transizione susseguente all’abbandono del carbone potrebbe cogliere impreparato il nostro Paese

La questione energetica continua a tenere banco anche nel nostro Paese. Se in tutto il mondo si intensificano le iniziative del composito movimento che lotta contro il “Climate change”, in Italia la riflessione assume una veste particolare. A conferirla è proprio la particolare situazione che vive il nostro Paese, da sempre molto esposto sul fronte della cosiddetta bolletta energetica, in quanto costretto ad importare il necessario, esponendosi quindi a grossi rischi derivanti dai possibili rincari prodotti da crisi geopolitiche.

Proprio per questo motivo sono sempre di più coloro che invitano l’Italia a dotarsi di un nuovo modello energetico, imperniato in particolare sulle fonti rinnovabili e meno dipendente da quelle fossili. A partire da Althesys, una società impegnata su queste tematiche, che ha esposto le proprie idee nel corso di Key Energy, la rassegna della IEG sulle nuove energie svoltasi a RiminiFiera.

L’Italia rischia uno choc energetico

In una nota diffusa a margine della rassegna, proprio Althesys ha lanciato un allarme, relativo alla possibile crisi energetica che attenderebbe il nostro Paese nel caso in cui non venisse approntato un piano di rapidi investimenti in impianti moderni, efficienti e a basso impatto ambientale. In particolare, si dovrebbe puntare su un maggiore quantitativo di elettricità proveniente da fonti rinnovabili come vento, sole, acqua, biomasse, aumentare il numero di centrali alimentate dal metano, su nuove connessioni tese a rafforzare la rete di alta e media tensione e sui sistemi di accumulo, realizzati soprattutto nel Mezzogiorno.

La transizione e l’uscita dal carbone

E’ stato Alessandro Marangoni, economista della società ad affermare poi che per poter fare questi investimenti è urgente il varo di un progetto di politica energetica in grado di aiutare il nostro Paese nella fase di transizione e condurlo così all’uscita dal carbone.

Una prescrizione resa nota durante l’incontro che aveva come titolo “Il futuro del sistema elettrico italiano, decarbonizzazione, rinnovabili, reti” e fondata sui dati degli scenari NET, lo strumento Althesys di analisi sui trend del mercato elettrico. Sono proprio loro ad indicare una serie di criticità nel medio termine, per ovviare alle quali occorre realizzare entro il 2026 nuove centrali a gas per 5 GW e sistemi di accumulo per 3 GW, in modo da limitare il deficit, ulteriori 8 GW a gas e oltre 4 GW di accumuli entro il 2030.

L’Italia sta chiudendo le sue centrali a carbone

A rendere necessaria un’accelerazione di questo genere è il fatto che il nostro Paese, a differenza di altri, ha deciso di rinunciare almeno in parte al carbone. In conseguenza di ciò, entro sei anni verranno meno le centrali di Brindisi, di Civitavecchia, quelle sarde e i siti dislocati nel Settentrione, ovvero Fusina, nel territorio comunale di Venezia e Monfalcone, nell’hinterland di Gorizia. Così facendo, però, verrebbe a formarsi un vero e proprio buco, cui non potranno ovviare le sole fonti rinnovabili.

Sarà quindi necessario ridisegnare al rialzo l’obiettivo indicato dalla proposta di Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima del 2019, il quale prevede una quota del 30% per l’energia elettrica, la quale dovrebbe salire oltre il 55,4%. In forza di questa indicazione, il fotovoltaico dovrebbe quindi superare i 50 GW indicati dal piano, arrivando a produrre più di 74 TWh/anno, mentre l’eolico dovrebbe crescere più del doppio, passando da 10,4 a 18,4 GW.

Numeri che rendono necessario un vero e proprio ripensamento rispetto al Clean Energy Package, ovvero l’insieme delle iniziative finalizzate a rendere maggiormente competitiva l’Unione Europea nella transizione energetica e a dare vita ad un profilo più rispondente alle nuove esigenze del mercato elettrico europeo.