Ipotesi coprifuoco anticipato, il punto

Ipotesi coprifuoco anticipato, il punto

L’ipotesi coprifuoco anticipato potrebbe essere subordinato al raggiungimento di una soglia critica dei contagi.

L’ipotesi coprifuoco anticipato è un tema che, da ormai un paio di giorni, è stata anticipata da alcuni media. Il Corriere della Sera, ad esempio, nella giornata del 4 marzo aveva sollevato l’ipotesi che il divieto di circolazione notturno potesse essere anticipato sulla base del raggiungimento di una possibile soglia critica di diffusione del coronavirus.

La stima emersa è che i 40.000 contagi quotidiani potrebbero rappresentare il limite dopo il quale potrebbero essere messe in atto ulteriori restrizioni rispetto al nuovo Dpcm. Questa è un’ipotesi che si incastra in quello che è un articolato quadro della situazione.

Ipotesi coprifuoco anticipato, il perché

Con il termine coprifuoco, quasi per convenzione, si intende il divieto di circolazione attualmente esistente dalle 22 alle 5 in tutto il territorio nazionale (con l’esclusione delle zone bianche, dove però possono esserci limitazioni diverse disposte a livello territoriale).

Non si può, dunque, circolare senza comprovati motivi di lavoro, salute o necessità nelle ore notturne. Lo si può fare cioè potendo, all’occorrenza, autocertificare il motivo per il quale ci si sposta. La misura viene ritenuta utile perché, di fatto, fa propria una delle considerazioni che spesso viene ripetuta dagli scienziati: «Il virus si muove con le persone».

Limitare ulteriormente la fascia oraria in cui è consentita la libera circolazione equivarrebbe a diminuire ulteriormente i margini di movimento e dunque a mettere in atto un’ulteriore misura di contenimento.

Coprifuoco anticipato, a che ora?

L’ipotesi che è stata avanzata è che il coprifuoco possa essere anticipato alle ore 20. La misura impatterebbe soprattutto sulle zone gialle, arancioni e arancioni scure. Si tratta di aree dove, seppur limitata, la mobilità è consentita. Entro i confini regionali nel caso delle zone gialle, comunali negli altri due casi.

Cambierebbe, invece, poco nelle zone rosse. In questo caso il divieto di circolazione è esteso a tutta la giornata, seppur con la differenza rappresentata dalla mobilità consentita per raggiungere tutte quelle attività essenziali che restano aperte, oltre ovviamente ai motivi citati per le altre fasce cromatiche.

Nuovo Dpcm in vigore dal 6 marzo, ma situazione in evoluzione

Ad oggi il nuovo Dpcm (in vigore dal 6 marzo), come detto, non prevede novità significative rispetto all’ipotesi coprifuoco anticipato. Tuttavia, sarà determinante capire come si evolverà la situazione epidemiologica e soprattutto la potenziale pressione sui sistemi sanitario.

Qualora le circostanze dovessero rendere necessaria l’adozione di misure restrittive, il coprifuoco anticipato potrebbe diventare una direzione che il governo potrebbe scegliere di prendere.

L’ipotesi sarà comunque oggetto di varie riflessioni, tenuto conto che potrebbe anche avere ripercussioni a livello economico. Un coprifuoco anticipato renderebbe, ad esempio, necessaria la chiusura delle attività economiche aperte ad un orario antecedente rispetto a quello di oggi.

E in relazione a questo scenario diventa interessante capire come eventualmente potrebbero continuare ad operare le attività di ristorazione che, pur essendo chiuse a cena, possono operare con consegna a domicilio e soprattutto asporto.

Quest’ultima possibilità è subordinata al fatto che si debba uscire di casa e recarsi in loco per acquistare. Facoltà che, magari, sarà consentita fino ad un certo orario al di là del divieto di circolazione.

Tutte quelle citate, come detto, sono solo ipotesi, ma è innegabile che la prosecuzione di un’evoluzione sfavorevole del contagio dovrà corrispondere ad una nuova stretta.

Al di là di quella che potrebbe essere determinata dai cambi di colore delle regioni o dalla possibile istituzione di mini-lockdown in aree dove, per qualche motivo, i livelli di diffusione del contagio o la presenza di varianti destano preoccupazione.