Autore: Pasquale De Marte

Governo

Incarico a Draghi, Prodi: «Ex malo, bonum»

Draghi premier? La soluzione per il governo sembra convincere Romano Prodi.

«Ho la sensazione che se Sergio Mattarella ha convocato Mario Draghi è perché aveva già in tasca l’accettazione da parte del designato». Sono le parole con cui Romano Prodi , in un’intervista a La Stampa, ha chiarito il suo punto di vista rispetto alla possibilità che l’ex presidente della Bce si cimenti nella formazione di un nuovo governo.

Una soluzione che se dovesse concretizzarsi pare trovare la piena approvazione da parte dell’ex presidente della Commissione Europea e del Consiglio dei Ministri. Romano Prodi ha, infatti, manifestato apprezzamento per quelle che sono state le parole con cui Mattarella ha inteso delineare la situazione che, in questa fase sta vivendo l’Italia.

«Ex malo bonum» è la locuzione latina presente nel virgolettato di Prodi e che, in maniera sintetica, sottolinea il momento complicato dell’Italia e il fatto che, in questo humus sfavorevole, potrebbe emergere la guida opportuna per il Paese.

Draghi convocato al Quirinale: l’idea di Prodi

Romano Prodi ha, infatti, messo in luce quanto l’idea di affidare l’incarico a Mario Draghi possa essere un passaggio ideale per affrontare le criticità del Paese. «Ha saputo - ha spiegato l’ex premier in relazione alla scelta del capo dello Stato - indicare la soluzione più di alto profilo che era a sua disposizione».

Come lo stesso Prodi rammenta, il primo incontro tra i due avvenne quasi cinquant’anni fa in ambiente accademico. Accadde a Boston quando lui era ad Harvard e l’altro al Mit.

Qualora a Palazzo Chigi dovesse insediarsi Mario Draghi si delineerebbe uno scenario in cui ad occupare la fondamentale casella di premier ci sarebbe una figura riconosciuta a livello internazionale.

Incarico a Draghi, gli scenari delineati da Romano Prodi

Romano Prodi riconosce nel possibile nuovo capo del governo una soluzione che possa persino offrire «protezione» all’Italia in un momento sensibilmente complicato. E tra le incombenze che ascrive a chi guiderà il prossimo governo c’è quello di «rassicurare l’Europa sulla credibilità del nostro sistema».

«Un passaggio - ha aggiunto l’ex leader del centrosinistra - non secondario perché sarà molto importante il giudizio dei nostri partner europei sulle scelte che faremo utilizzando il Recovery Fund».

Draghi al Quirinale, cosa accade

L’ipotesi Mario Draghi premier passa comunque per diversi passaggi. Ipotizzando, come si immagina, che il Quirinale abbia già avuto disponibilità, Mattarella darà mandato all’ex presidente della Banca Centrale Europea.

Arriverà, dunque, l’accettazione con riserva da parte della figura chiamata in causa che, da quel momento in poi, inizierà a lavorare a governo e nomine dei ministri.

Un lavoro a cui avrà come cornice essenziale un giro di consultazioni tra l’incaricato e i partiti, tenuto conto che occorrerà trovare un’intesa quantomeno sulle linee programmatiche per assicurarsi l’approvazione delle strategie da parte delle forze parlamentari.

Draghi capo del governo? I passaggi

Qualora non vi fosse convergenza di un numero di forze politiche sufficienti a dare maggioranza nelle camere, Draghi potrebbe rinunciare al mandato.

A quel punto si avranno diversi scenari tra cui l’ipotesi del mandato di formare un nuovo governo ad una nuova figura e lo scioglimento delle camere con nuove elezioni. Qualora, invece, Draghi accettasse si avrà la ratifica formale del «sì», il decreto di noma e quindi il giuramento del nuovo premier e dei ministri.

A quel punto ci sarebbe l’ultimo passaggio ossia il momento in cui il nuovo premier si presenterebbe in Parlamento per presentare il proprio programma e ottenere l’eventuale formale fiducia parlamentare.

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