Autore: Dario Marchetti

Svizzera

6
Gen

In Svizzera gli spostamenti da casa all’ufficio entrano nell’orario di lavoro

Si prospetta una vera e propria rivoluzione per il lavoro, in Svizzera

Se nel corso degli ultimi decenni la flessibilità è andata soprattutto a caratterizzare i contratti, ora anche l’organizzazione del lavoro potrebbe avviarsi su questa strada. Lo dimostra il caso della Svizzera, ove a partire da gennaio coloro che devono spostarsi in treno o coi mezzi pubblici per arrivare in ufficio, potranno conteggiare il tempo necessario all’interno dell’orario di lavoro. In tal modo sono state accolte le richieste di quattro centrali sindacali elvetiche, le più importanti, aprendo la strada ad una vera e propria rivoluzione del lavoro in un settore ove sinora la flessibilità era andata sempre a discapito dei lavoratori.

Lavoro in Svizzera: come funzionerà la nuova organizzazione

Il provvedimento andrà a beneficiare tutti i lavoratori pubblici svizzeri, a prescindere dal cantone o dalla nazionalità. Anche i transfrontalieri italiani, di conseguenza, potrebbero usufruirne. La direttiva “Lavoro mobile nell’Amministrazione federale” affida in pratica ai vari capi ufficio il compito di individuare i lavoratori-pendolari che potranno avvantaggiarsi dell’orario di lavoro stabilito in questo modo.

Il conteggio, naturalmente, potrà essere applicato a quei lavoratori che saranno in grado di dimostrare di aver lavorato a qualche pratica nel tempo necessario per lo spostamento da casa verso l’ufficio e viceversa. Inoltre nel corso dei viaggi gli interessati dovranno rispondere ai messaggi di posta elettronica o di testo, alle chiamate in chat o ad eventuali contenuti postati su piattaforme social riguardanti indicazioni, solleciti e chiarimenti sugli impegni da svolgere nel corso della giornata di lavoro.

I motivi del provvedimento

A spiegare i motivi di quanto deciso, concorre in particolare un dato, quello relativo ai 62 minuti al giorno impiegati da ogni dipendente per effettuare il tragitto da casa all’ufficio e ritornare. Tempo che, almeno in parte, può essere impiegato lavorando grazie all’impiego delle risorse tecnologiche disponibili. Proprio il modo di relazionare i lavoratori alle nuove tecnologie può però essere considerato la vera peculiarità di quanto disposto in Svizzera, soprattutto ove lo si raffronti alle decisioni prese a tal riguardo in Francia. Ove ai dipendenti è stato accordato il diritto a non rispondere ad eventuali chiamate, messaggi o email al di fuori dell’orario di lavoro.

Una formula difficilmente importabile nel nostro Paese

Naturalmente in molti, in Italia si saranno chiesti se non sia possibile importare una formula di questo genere. La risposta data dalla realtà è però decisamente negativa, proprio perché manca un presupposto indispensabile, ovvero una fruizione intensiva del trasporto pubblico da parte dei lavoratori. Basti pensare che a Milano e Roma sono rispettivamente il 50% e il 40% coloro che lo utilizzano per i propri spostamenti, al posto dei mezzi privati. Un dato che impallidisce di fronte a quello di Parigi, ove è invece attestato al 70% il dato in questione.

Va poi sottolineato come a rendere ancora più negativo il quadro concorrano i tempi spesso lunghissimi degli spostamenti con il mezzo pubblico, soprattutto in una città come Roma, la cui estensione territoriale può far arrivare a non meno di un’ora il tempo necessario per spostarsi dalla periferia al centro, soltanto per l’andata. Con problemi di questo genere, sembra quindi impossibile pensare ad una formula di questo genere in Italia.