Autore: Dario Marchetti

Movimento 5 Stelle

28
Nov

In Italia si torna a parlare di IRI

Le crisi di ILVA e Alitalia fanno tornare di moda le nazionalizzazioni, nel nostro Paese

Nel nostro Paese sembra sia in notevole crescita la nostalgia per l’IRI. Un sentimento che è destinato a farsi sempre più forte, man mano che pessime gestioni private proporranno questioni come quelle di ILVA e Alitalia, di cui si parla ormai da settimane. A questo punto sono in molti a chiedersi se si tratti di una nostalgia destinata a rimanere tale, o se un ritorno dello Stato in economia, nel nostro Paese, sia ormai maturo.

Cosa è stato l’IRI

IRI è l’acronimo di Istituto per la Ricostruzione Industriale. Fu fondato nel 1933 da Benito Mussolini e diretto inizialmente da Alberto Beneduce. Sin dall’inizio ebbe un notevole ruolo per il nostro sistema industriale, in quanto dovette affrontare la gravissima crisi attraversata da industria e banche tricolori in quel lasso di tempo. In particolare l’istituto si accollò la riorganizzazione delle partecipazioni delle imprese in mano a Banca Commerciale Italiana, Banco di Roma e Credito Italiano.

Se alla fine del 1945, a guerra finita e Paese da ricostruire, controllava 216 società con oltre 135.000 dipendenti, il suo sviluppo era lungi dall’essere terminato, anzi. Esso continuò a tappe forzate sino agli anni ’80, quando influiva sui destini di 600mila dipendenti.

Nel 1992 fu trasformata da ente pubblico economico in Società per azioni, per mano di Romano Prodi, primo passo verso il suo definitivo smantellamento, avvenuto nel 2000, quando cessò definitivamente di esistere. Senza mai uscire però dall’immaginario collettivo.

Le parole di Patuanelli

La discussione sull’IRI si è arricchita di un nuovo capitolo nel corso di una audizione tenuta da Stefano Patuanelli, il ministro dello Sviluppo economico del secondo governo Conte, di fronte alla commissione Industria del Senato. Nel corso della quale il ministro in quota M5S ha indicato l’ex Ilva e Alitalia come esempi concreti di possibili nazionalizzazioni o di possibili interventi pubblici tesi a «difendere l’interesse nazionale»

In particolare, Patuanelli ha affermato che per poter affrontare con possibilità di riuscita crisi come quelle che stanno devastando le due aziende, il ritorno dell’Iri potrebbe essere visto come il più logico sbocco in un momento in cui dobbiamo proteggere le nostre imprese e la nostra produzione industriale.

La dichiarazione del ministro non ha mancato di destare notevole impressione, proprio in considerazione del particolare momento vissuto dal nostro Paese che, dopo aver ceduto un gran numero di gioielli di famiglia e buona parte dell’apparato produttivo non può permettersi di perdere altre due realtà di questo genere.

Il plauso della CGIL

Le dichiarazioni di Patuanelli hanno ricevuto il plauso della Cgil e non poteva essere altrimenti, considerato come proprio qualche settimana fa Maurizio Landini, il segretario generale del sindacato da sempre vicino alla sinistra politica, aveva auspicato l’istituzione di «un’agenzia per lo sviluppo, una sorta di nuova Iri».

Applausi giustificati dal fatto che si tratta di un fatto politico non di poco conto, alla luce di una narrazione lunga quasi due decenni nel corso della quale si è spesso sostenuto che lo Stato non dovrebbe occuparsi della gestione delle imprese. Una narrazione del resto rilanciata da Matteo Salvini pochi giorni fa, ma che non tiene nel conto del fatto che gli imprenditori che hanno gestito ILVA e Alitalia in questi ultimi decenni hanno combinato soltanto disastri. Ora non resta quindi che attendere i successivi sviluppi per capire se il ritorno dell’IRI sia una semplice suggestione o una sorta di doveroso mea culpa da parte della politica italiana.