Autore: Dario Marchetti

Germania

4
Gen 2020

In Germania aumenta la disoccupazione

Arrivano altri dati abbastanza preoccupanti sull’economia teutonica

Se ormai da tempo la Germania viene indicata alla stregua del vero malato d’Europa, ora arriva l’ennesimo dato che sembra confermare l’assunto. Il Paese, infatti, per la prima volta dal 2013, ha visto crescere il tasso di disoccupati. La rilevazione condotta nel mese di dicembre dalla Ba, Agenzia federale del lavoro, ha visto infatti il numero dei senza lavoro salire a 2 milioni e 227mila, 47mila in più rispetto a quelli riscontrati il mese precedente, 18mila in più nei confronti del dato di dodici mesi prima. Per effetto di questi dati, il tasso di disoccupazione è quindi cresciuto di un decimale, attestandosi al 4,9%. In particolare, nel corso dell’ultimo mese del 2019 la Germania ha perso 8mila posti di lavoro, un dato che pur non eclatante, rappresenta comunque il doppio rispetto a quelli previsti dagli analisti.

Una crisi che preoccupa anche il nostro Paese

Se il dato tedesco sembra smentire una narrazione che vorrebbe il nostro Paese in eterna crisi e la Germania locomotiva d’Europa, va anche detto che i dati negativi provenienti da Nord dovrebbero preoccupare non poco anche l’Italia. A rendere evidenti i motivi è stato di recente un convegno organizzato da Prometeia e Intesa San Paolo. Proprio durante l’evento, infatti, Marcella Montelatici, Managing Director di Trumpf e Ahk Italien, ha sottolineato lo stretto collegamento esistente tra Italia e Germania, tanto da poter considerare le due economie complementari.

Ne consegue che la crisi di un Paese può propagarsi all’altro, senza soluzione di continuità. In particolare è l’automotive a creare queste condizioni di interdipendenza: se in termini assoluti l’Italia contribuisce alla produzione tedesca per il 2,4%, va però ricordato che l’impatto della domanda tedesca sulla manifattura italiana raggiunge un valore del 20%.

Ennesimo segnale che dovrebbe indurre alla riflessione Berlino

L’importanza dei dati relativi alla disoccupazione è molto elevata. Le preoccupazioni del settore industriale, che registra indici come il fatturato, l’export, gli ordinativi e il livello di fiducia in drastico calo, spinge il settore a richiedere con sempre maggiore forza massicci investimenti pubblici. Il motivo è abbastanza chiaro: anche tenendo alta la produttività, se l’economia continua ad essere debole o addirittura a flettere, i prodotti tedeschi sono destinati a restare invenduti.

Il governo, però, sembra attardarsi in una visione contraria, puntando sulla tenuta dei conti pubblici come parametro di riferimento da cui non deflettere. Spinto in questo anche dal settore bancario, ormai in aperta crisi per i tassi negativi favoriti dalle politiche della Banca Centrale Europea. Tassi che vanno a togliere ogni possibile attrattiva al settore delle obbligazioni e alla cosiddetta attività tipica (depositi, prestiti). Un andazzo che spinge le banche a pronunciarsi con sempre maggior vigore contro quello che bollano alla stregua di “lassismo” finanziario.

Il piano green è destinato ad essere ininfluente

Angela Merkel ha individuato nel piano green una possibile soluzione alla crisi in atto. Secondo gli osservatori, però, la sua è destinata a restare una semplice suggestione, senza grande impatto su una situazione sempre più preoccupante. Una alternativa più concreta e fattibile, oltre che più impattante, potrebbe invece essere un piano straordinario teso all’ammodernamento di tutta una serie di infrastrutture ormai fatiscenti. Il problema, però, è quello di una evidente debolezza della Merkel, attaccata in particolare da una destra sempre più aggressiva. Lo stallo che ne consegue rischia di rivelarsi disastroso per Berlino.