Immunità di gregge in Italia: quando si raggiungerà?

Il significato di immunità di gregge e perché ad oggi non si può ipotizzare molto sugli scenari futuri, benché il vaccino traghetterà verso una situazione di tranquillità

Quando ci sarà l’immunità di gregge in Italia? La domanda risponde all’interrogativo di chi vuole sapere quando, in qualche modo, la pandemia Covid, grazie al vaccino, diventerà solo un brutto ricordo.

Questa è la lettura popolare del tema che, però, a livello scientifico non manca di avere chiavi di interpretazione che danno l’idea come la questione sia un po’ più complessa da sviluppare. Almeno a livello concettuale.

Immunità di gregge, si può andare oltre il significato

L’argomento va affrontato mettendo in chiaro due cose:

  • Una è la definizione di immunità di gregge. Viene individuata come la capacità di un gruppo di resistere all’attacco di un’infezione, verso la quale una grande popolazione di membri del gruppo ha sviluppato immunità. Essa corrisponde più o meno ad una percentuale precisa di persone che sono vaccinate o hanno sviluppato anticorpi. A stabilire questo livello da raggiungere sono i parametri che si hanno della malattia, a partire dalla sua diffusibilità. Sul Covid, quantomeno come pensiero scientifico unitario, non è emersa un traguardo univoco da raggiungere, tenuto conto che le varianti spesso hanno capacità di diffusione diverse.
  • L’altra cosa da ricordare è che c’è una cosa che mette d’accordo proprio tutti: più persone si vaccinano, più lo faranno nel più breve tempo, più il Covid non farà più paura. Se quel punto in cui ciò avverrà corrisponderà all’immunità di gregge, potrebbe essere un pensiero da fare solo dopo.

E ci sono tante buone notizie. A partire dal fatto che in Italia i periodi in cui la campagna vaccinale andava meno forte di oggi o comunque le dosi non erano abbastanza, paiono essere davvero alle spalle. Uno scenario che risulta ancora più chiaro dopo quanto annunciato anche dal sottosegretario al Ministero della Salute Andrea Costa, intervistato dal Corriere della Sera del 29 maggio.

«A fine giugno - ha evidenziato - i vaccinati saranno poco meno di 20 milioni. E non solo. Ora siamo a 33 milioni di dosi somministrate, a fine luglio taglieremo il traguardo dei 70 milioni. Così, ad agosto, potremo cominciare a toglierci la mascherina all’aperto. E a settembre ecco l’immunità».

Questo, come lo stesso Costa ha chiarito non equivarrà a pensare di avere risolto definitivamente il problema. «No, piano. Col virus - ha messo in chiaro - non si scherza. Ci sono le varianti, bisognerà comunque continuare a fare attenzione».

Certo è che quando si avrà un’Italia abbondantemente immunizzata, con poche ospedalizzazioni e morti, si avrebbe uno scudo assai più efficace nei confronti del Covid nei prossimi mesi.

Contro il Covid è il momento di usare sempre di più vaccino

Il dato certo è che, al momento, occorrerà ancora pedalare sul fronte vaccinazioni. Lo si evince anche da un post pubblicato il 27 maggio dal professor Guido Silvestri, della Emory University of Atlanta. Dalle sue parole è emerso il rischio che si possa scambiare la stagionalità del virus respiratorio (a cui sono dovuti anche gli effetti del calo dei contagi), con una già sensibile e generale azione della vaccinazione. «L’effetto della stagionalità - ha scritto - sulla diffusione di COVID-19 è sotto gli occhi di tutti, eppure alcuni ’diversamente esperti’ si ostinano a negarlo».

«Pericoloso - ha evidenziato in un altro punto del suo intervento - sarebbe pensare che i vaccini già funzionano nel dare immunità di gregge quando le percentuali di persone vaccinate sono ancora relativamente basse (come quelle attuali). Questo atteggiamento porterebbe a rilassare la campagna vaccinale, quando invece dobbiamo spingere tutti per vaccinare come matti, da adesso fino ad ottobre, in Italia come in Europa e Nord America, approfittando in pieno della tregua estiva, per arrivare a quella quota, che molti situano attorno al 70-80%, che davvero permetterà di stroncare la diffusione di SARS-CoV-2».

Immunità di gregge, ecco cosa potrà accadere tra due o tre mesi

Un range, quello dato dallo scienziato, che non è ancora preciso ma che offre l’idea di quale potrebbe essere un punto da raggiungere. Una sorta di sliding door dove i vaccini dall’essere una protezione per il singolo immunizzato, diventano un presidio per l’intera collettività.

Sarà quella l’immunità di gregge? Non secondo il professor Fabrizio Pregliasco, almeno non per definizione. «Non la raggiungeremo mai. Si tratta infatti della condizione - ha chiarito il virologo in delle dichiarazioni riportate dall’Adnkronos - in cui, secondo modelli matematici, risulta azzerata la diffusione della malattia, e noi non ce la facciamo, nel senso che la malattia diventerà endemica, riusciremo ad abbassare molto l’incidenza e quindi a convivere con il virus. E questo riusciremo a farlo nell’arco di 2-3 mesi».

Non sarà forse immunità di gregge, dunque, ma tra due o tre mesi continuando a vaccinare si raggiungerà un livello di immunizzazioni tale da poter arrivare ad una condizione equiparabile a ciò che nell’immaginario collettivo costituisce una fase di relativa tranquillità che si spera possa non essere più alterata.