Il virologo Pregliasco: «Presenza di varianti un segno di difficoltà del virus»

Il virologo Pregliasco: «Presenza di varianti un segno di difficoltà del virus»

Il virologo Fabrizio Pregliasco ha spiegato che vaccinare il 50% della popolazione entro l’estate potrebbe salvare la stagione turistica.

Il vaccino contro il Covid è un tema di rilevanza storica, almeno quanto la pandemia da coronavirus. I paesi che prima riusciranno a completare la campagna vaccinale, potranno anticipare sotto il profilo socio-economico chi resterà indietro.

Si capisce perché le fasi di approvvigionamento e somministrazioni delle dosi siano da considerare cruciali. Si dà, ovviamente, per assodato il fatto prioritario che l’avanzata delle immunizzazioni porti anche a sensibili benefici sotto il profilo sanitario, arrivando perciò a diminuire il carico sugli ospedali, ma anche e soprattutto malati e morti.

Il virologo Fabrizio Pregliasco ospite de L’aria che tira

Un’analisi che trova la condivisione anche del virologo Fabrizio Pregliasco, ospite di Myrta Merlino nel corso della trasmissione di La 7 L’aria che tira. «È sicuramente - ha puntualizzato in relazione al vaccino - una situazione e a livello mondiale di enorme richiesta perché è strategico. Se noi riusciamo a vaccinare almeno metà della popolazione italiana, salveremo anche il turismo della prossima estate».

Varianti coronavirus e vaccino, la situazione

Qualcuno ha definito quella contro il coronavirus una vera e propria «guerra», in cui l’arma risolutiva dell’umanità è il vaccino. E i primi «colpi» potrebbero aver fatto effetto, sulla base del fatto che il virus starebbe mutando e dunque manifestando segnali di insofferenza alla controffensiva della scienza. Lo si evince dalla spiegazione data da Pregliasco.

«La presenza di varianti - ha sottolineato - è un segno di difficoltà del virus, perchè vuol dire che è infastidito nella possibilità di continuare la sua opera perfida».

Un agente responsabile di questa necessità di «cambiare» del virus sarebbero proprio le vaccinazioni. Il rischio è che, qualora le vaccinazioni non dovessero procedere con regolarità, possano emergere varianti in grado di mettere in discussione l’efficacia dei vaccini.

Coronavirus, Pregliasco spiega la situazione

Pregliasco ha, però, spiegato perché la situazione rispetto alle mutazioni già emerse. «I dati - ha spiegato - sembrano che siano comunque protettivi per queste varianti. Magari non del tutto o comunque con una percentuale minore. Questo lo potremo vedere solo dagli studi sul campo che si stanno attuando. Sarà necessario questa raccolta di dati nell’immediato e una condivisione alla comunità scientifica così come si sta facendo per il vaccino AstraZeneca.»

Il riferimento è al fatto che per il vaccino in questione c’era un’opinione non poco diffusa secondo cui potesse essere, in qualche modo, di «Serie B» rispetto agli altri. I dati, per fortuna, stanno dicendo altro.

Al momento tra gli scienziati non sempre è emersa unità di pensiero rispetto alla possibilità di distanziare le due dosi di un vaccino per ciascun soggetto, in modo da assicurarne una a quante più persone possibili. L’idea porterebbe ad avere immunità parziale in quante più persone possibili, invece che totale in una fetta di popolazione meno ampia.

«Un vaccino - ha spiegato Pregliasco - normalmente ci mette tre-quattro-cinque anni per arrivare ad una modalità standardizzata di somministrazione e applicazione. Qui abbiamo dovuto, non fare in fretta, ma velocizzare una serie di passaggi e quindi le prime indicazioni vanno continuamente aggiornate. Anche formalmente le autorizzazioni che sono state date dagli organismi regolatori sono sotto condizione. Quindi sulla base di necessari aggiornamenti e quindi di valutazioni.»

«Vediamo - ha chiosato - l’aspetto positivo: in poco tempo abbiamo avuto i vaccini, non era così scontato.»

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