Autore: Dario Marchetti

Energie rinnovabili

18
Dic

Il fotovoltaico in Italia è in una fase di stasi

Il nostro Paese non sembra comprendere l’importanza dell’energia solare, come dimostrano gli ultimi dati disponibili

Mentre si continua a discutere di Climate change e di piani per incentivare l’economia green, arrivano purtroppo notizie non positive per il fotovoltaico nel nostro Paese: l’energia solare, infatti, non cresce più. A lanciare l’allarme è stata Italia Solare, una associazione indipendente la quale riunisce circa 800 soci impegnati a vario titolo nel settore. Una notizia che peraltro non giunge inaspettata, proprio alla luce di una serie di decisioni sbagliate le quali hanno generato non poca confusione, sino a spingere molti potenziali utenti a gettare la spugna, anche di fronte a lungaggini burocratiche spesso incomprensibili.

La Relazione sullo Stato della Green Economy

Nel passato mese di novembre, era stata la Relazione sullo Stato della Green Economy presentata in apertura degli Stati Generali della Green Economy in occasione di Ecomondo a Rimini a rendere noto un primo allarme. In base allo studio in questione, infatti, la progressione delle rinnovabili nel nostro Paese si è quasi fermato nel corso degli ultimi 5 anni, facendo segnare uno striminzito +1% dal 2014. Nonostante questo dato l’Italia si conferma tuttora tra i Paesi con la più alta produzione all’interno dell’UE, attingendo dalle rinnovabili per il 18,3% del fabbisogno energetico interno contro il 17,5% della media europea. Una posizione che però potrebbe presto perdere.

Fotovoltaico: Un trend molto negativo

Va però sottolineato come il trend fatto registrare nel corso di questi ultimi anni sia in effetti molto negativo, tanto da averci trasformato da locomotiva a fanalino di coda in ambito europeo. Nel quinquennio preso in esame, infatti, la potenza aggiuntiva media annua del fotovoltaico in Italia è stata di 384 MWp, un dato che sfigura non solo di fronte ai 2,9 GWp installati nel 2018 dalla Germania, ma anche rispetto alla Turchia (1,6 GWp), all’Olanda (1,5 GWp), alla Francia (873 MWp) e all’Ucraina (803 MWp).

Va poi segnalato il fatto che con la dismissione dei vecchi impianti, non compensati da quelli nuovi, la produzione di energia solare nel nostro Paese sta calando, invece di aumentare. Con una ulteriore pessima notizia, ovvero la fuga di capitali e cervelli in un settore che solo 5 anni fa era in grande crescita.

Quali i motivi politici del calo?

Proprio Italia Solare ha voluto mettere nero su bianco le responsabilità politiche di quanto sta accadendo. Secondo l’associazione, infatti, va segnalata la pratica impossibilità per gli impianti fotovoltaici di competere ad armi pari con il termoelettrico, settore che è stato decisamente favorito dal punto di vista normativo, grazie a regole diverse da quelle che sono in vigore in altri Paesi europei.

Da questa puntualizzazione nasce un atto di accusa ben preciso verso gli ultimi governi, che non hanno visto nelle rinnovabili una priorità da coltivare. Basti pensare alla riforma delle bollette elettriche, per effetto della quale viene ad essere premiato chi consuma di più, a scapito dell’autoconsumo di energie rinnovabili. O alla decisione presa dal governo Renzi di andare a colpire in maniera retroattiva gli incentivi al fotovoltaico con il decreto Spalma Incentivi. Una mossa aspramente criticata anche da Greenpeace e che ha comportato la fuga di molti investitori dal mercato italiano.