Autore: Giacomo Mazzarella

Giorgia Meloni

Governo Draghi, solo la Meloni fuori dall’esecutivo: ecco perché sbaglia secondo gli ex Alleanza Nazionale

Secondo molti esponenti della vecchia Alleanza Nazionale è un suicidio politico quello che sta commettendo la Meloni che ha detto no alla fiducia per Draghi

Se la materia è la coerenza, probabilmente l’unico esempio di questa strana e per certi versi anomala legislatura è Fratelli d’Italia. In questi anni di legislatura, tra governo Conte uno con Lega e Movimento 5 Stelle al governo, Conte due con PD, Movimento 5 Stelle, Leu e Italia Viva al governo e adesso governo Draghi, con un tutti dentro senza precedenti (almeno stando al primo giro di consultazioni), solo la Meloni e il suo FDI è rimasto sempre all’opposizione.

Mai nemmeno un accenno a possibili appoggi a questi strani esecutivi misti da destra a sinistra passando per il centro. Dal punto di vista dei sondaggi sembra che la coerenza paghi visto che Fratelli d’Italia è il partito che più è salito negli ultimi tempi, passando dal 3 o 4% al 16% come gli ultimi sondaggi sottolineano.

La Meloni al primo giro di consultazioni ha già detto no al governo Draghi, sottolineando come non c’è alcuna possibilità di appoggio ad un governo che effettivamente avrà al suo interno molti di quei personaggi che erano presenti in entrambi i governi Conte. Coerenza dicevamo, che però non è vista bene da molti ex Alleanza Nazionale, il partito di destra da cui probabilmente Fratelli d’Italia nasce (anche la Meloni o La Russa per esempio vengono da AN).

Perché secondo gli ex Finiani la meloni sta sbagliando

Sembra siano 24 gli esponenti di quella destra che fu di Gianfranco Fini, quella Alleanza Nazionale da cui la Meloni proviene, che stanno bocciando la linea di Fratelli d’Italia, unico partito (insieme a diversi parlamentari di gruppi misti che autonomamente non accettano il nuovo governo) che ad oggi è certo di non dare la fiducia al governo Draghi.

Gli ex An fanno appello alla Meloni affinché cambi idea e torni sui suoi passi dando sostegno al nuovo esecutivo guidato dall’ex presidente della Bce. Mario Landolfi, per esempio, parla di suicidio politico. «Oggi è come una guerra e ci sarà chi l’ha combattuta e chi no. Giorgia Meloni e Fratelli d’Italia devono combatterla. Non appoggiare Draghi è un suicidio politico, è portare i voti nel frigo», queste le parole dell’ex ministro delle Comunicazioni di uno dei governi Berlusconi.

L’associazione Rifare Italia fa appello alla Meloni

Mario Landolfi fa parte dell’associazione Rifare Italia e sono 24 i membri di questa associazione, tutti ex An, (presente anche la consigliera regionale lombarda ex Fdl, Viviana Beccalossi) che hanno scritto alla Meloni. Una lettera che sa di appello alla leader di Fratelli d’Italia affinché appoggi Draghi. E le discussioni sono subito diventate accese sui social.

Per capire l’appello degli ex AN riportiamo integralmente la lettera che è stata mandata alla Presidente Meloni come la riporta il quotidiano Repubblica:

«Ventisette anni fa nasceva la destra di governo e ventisette anni dopo sarebbe irragionevole assistere alla regressione di quella svolta storica astenendosi o addirittura negando la fiducia al costituendo governo guidato da Mario Draghi. Tanto più se si considera che allo stesso è affidata l’imponente missione di ricostruire una nazione funestata dalla pandemia e dalla crisi economica. Ostinarsi a invocare elezioni anticipate in un contesto come quello appena tratteggiato rischia di apparire come una fuga dalle responsabilità. Un atteggiamento che mal s’attaglierebbe a chi dice di avere il patriottismo nel proprio Dna politico-culturale. Per questo ci ostiniamo a ritenere non ancora definitivo l’annunciato no o la ventilata o la ventilata astensione di Fdl al governo Draghi. Ritirarsi sotto la tenda e di lì abbaiare alla luna equivarrebbe a un suicidio culturale, morale e politico. Un atteggiamento che gli italiani di oggi non capirebbero e che quelli di domani non mancherebbero di condannare. L’utilizzo di ingenti risorse europee richiederanno un forte processo di riforme e di innovazione. Da cui la destra non può escludersi, affinché tutto avvenga finalmente fuori dalle logiche clientelari che hanno caratterizzato il precedente esecutivo. In questo caso il tentativo affidato a Draghi è autenticamente patriottico: chiunque vi parteciperà, contribuendo al suo successo, avrà dato prova concreta di riuscire ad anteporre la nazione alla fazione».

La missiva porta le firme di alcuni ex parlamentari che sono volti piuttosto noti. Si tratta di Giorgio Bornacin, Antonio Cilento, Massimo Corsaro, Giovanni Collino, Nicola Cristaldi e poi Fabio Chiosi, Andrea Fluttero, Gennaro Malgeri, Lucio Marengo, Matteo Masiello, Giuseppe Menardi, Leo Merola, Riccardo Migliori, Giovanni Miozzi, l’ex presidente della Provincia di Roma Silvano Moffa, Sabino Morano, Franco Nappi, Rosario Polizzi, Cosimo Proietti, Daniele Toto, Vincenzo Zaccheo, Marco Zacchera.

Sempre in base a ciò che si legge su Repubblica, se Daniela Santanché e Guido Crosetto sono d’accordo con la linea della Meloni, un noto esponente della destra ed ex An pure lui, Francesco Storace la pensa in maniera opposta, sottolineando come se anche la Fratelli d’Italia entrasse nel governo, sarebbe la sinistra ad essere spinta all’opposizione interna all’esecutivo Draghi. Leggi anche: Riapertura palestre, Meloni: «Necessario ripartire in sicurezza, speriamo che nuovo governo faccia qualcosa»