Governo Draghi: progressività dell’imposizione e lotta all’evasione fiscale, la possibile strategia

Governo Draghi: progressività dell'imposizione e lotta all'evasione fiscale, la possibile strategia

Il governo presieduto da Mario Draghi si occuperà di una riforma del fisco che toccherà diversi punti.

Il nuovo governo presieduto da Mario Draghi non sarà una riedizione di quello di Mario Monti. Le circostanze sono diverse. Le politiche di austerity non sono una necessità. L’Italia ha la possibilità di spendere e l’ipotesi di innalzare il livello di tasse non pare proprio rientrare nelle idee del premier incaricato.

Una priorità è, invece, la riforma del fisco. Questa dovrebbe passare essenzialmente per alcuni capisaldi chiari. I primi plausibili paiono essere una tassazione progressiva e, soprattutto, la lotta all’evasione fiscale.

Governo Draghi: ipotesi tassazione progressiva

La strategia per mettere in piedi un sistema fiscale non prevedrà l’introduzione di nuove tasse. La riforma, stando alle prime indiscrezioni emerse, sarebbe basata su una «progressività dell’imposizione

Si arriverebbe ad una rimodulazione delle aliquote. Quello che ne verrebbe fuori è un’imposta progressiva a scaglioni, contraddistinta da aliquote medie effettive che siano crescenti con i livelli reddituali.

Ad oggi quelle che vengono fatte sono solo ipotesi, ma si tratterebbe di una scelta che, di fatto, risulterebbe più che compatibile con ciò che dice la Costituzione.

L’articolo 53 parla chiaro: «Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Il sistema tributario è informato a criteri di progressività.»

Tra le ipotesi di riforma del sistema fiscale, inoltre, sembra perdere quota l’ipotesi di una Flat Tax.

Governo Draghi: evasione fiscale, buco da 100 miliardi

L’evasione fiscale è un problema che, da tempo, affligge l’Italia. Per dare l’idea di quanto sia concreto il problema è sufficiente affidarsi ai numeri. Le ultime stime raccontano di un buco che vale circa 100 miliardi di euro. Di questi, 38 miliardi mancherebbero all’appello per i soli mancati incassi sull’Irpef.

Una cifra annuale quella complessiva, che di fatto vale quanto poco meno la metà del Recovery Fund. Molte strategie di contrasto all’evasione fiscale hanno, fino al momento, manifestato risultati esigui. Persino gli accertamenti rischiano di diventare uno strumento anacronistico, se si considera che spesso maturano in tempi non efficaci.

L’ipotesi è che, anche con il governo Draghi, si possa assistere a politiche finalizzate ad incentivare i pagamenti elettronici. Il solco si può dire sia già stato tracciato dal governo uscente con iniziative come il Cashback, la lotteria degli scontrini e l’abbassamento della soglia per i pagamenti in contanti a 1000 euro a partire dal 2022.

L’attesa è per capire quali altre misure potranno essere messe in campo per allargare il campo a strumenti che possano, magari, rappresentare un’ulteriore stretta sul contante. Tutte quelle che, al momento, sono linee guida molto generiche rispetto alle intenzioni, dovranno essere illustrate ed eventualmente confermate dallo stesso Mario Draghi. Ancora pochi giorni e si riuscirà a sapere qualcosa in più.

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