Autore: Giacomo Mazzarella

Governo

Governo Draghi, fiducia ok e larga, ma in Senato PD, M5S e Leu sono più scarsi del Conte ter

Si ribaltano le forze in Senato con le fratture interne al Movimento 5 Stelle che in Senato hanno l’effetto di spostare il pallino in mano al Centrodestra

La politica è una cosa strana perché il nuovo governo Draghi nasce con una maggioranza Parlamentare più ampia di quella che Giuseppe Conte provò a racimolare per dare vita al suo terzo esecutivo, ma con alcune problematiche interne alla stessa maggioranza che non sono certo sinonimo di sicurezza.

15 senatori del Movimento 5 Stelle in contrasto con la linea del gruppo, hanno detto no alla fiducia al governo e lo stesso è successo alla Camera. I Senatori sono stati espulsi dal reggente Capo politico del M5S, Crimi. Di fatto, passano all’opposizione, dove resta sempre Fratelli d’Italia. Questo può significare tutto o niente a seconda dei punti di vista.

Come dicevamo, il governo Draghi è in buona salute, con numeri abbastanza tranquilli, ma sono numeri messi insieme nella più disomogenea maggioranza di cui si ha recente memoria. E in Senato se fino a Conte, PD, Leu e M5S avevano la maggioranza, anche se non quella assoluta, senza i grillini appena allontanati da Crimi, la maggioranza passa al Centrodestra. Alla Camera invece, pur se con numeri meno alti del governo Conte, la vecchia maggioranza è ancora la prima dell’aula.

Il problema si verificherà adesso che si inizierà a litigare inevitabilmente sui provvedimenti del programma di governo. Perché si litigherà dal momento che già nelle dichiarazioni di voto dei vari gruppi, pur se tutte a favore di Draghi, stilettate e critiche da un gruppo all’altro non sono certo mancate.

Ma è in vantaggio il centrosinistra o il centrodestra?

La particolare composizione del governo è dimostrata anche da fatto che prima Giorgia Meloni di Fratelli d’Italia e poi Fratoianni della Sinistra, hanno detto non alla fiducia adducendo la loro contrarietà, la prima per via di un governo ancora a maggioranza di centrosinistra, ed il secondo per via di una maggioranza a trazione centrodestra.

La cosa bella è che hanno entrambi ragione. Infatti alla Camera, nonostante le fratture interne al M5S, i numeri sono favorevoli alla triplice PD-M5S-Leu. Al Senato invece, come andremo a vedere, la situazione è opposta. E lo spiega bene anche il quotidiano “Il Giornale” con una attenta analisi sui numeri delle due aule del Parlamento. A Palazzo Madama il nuovo esecutivo ha avuto 262 voti favorevoli e 40 contrari, mentre a Montecitorio 535 sì e 56 no.

La situazione in Senato è opposta a quella della Camera

Oltre ai 15 contrari del M5S, anche in Leu c’è stata maretta con 2 su 6 tra i senatori, che considerare in maggioranza è impossibile perché Sinistra Italiana, anche se non del tutto, è andata all’opposizione. E ci sarebbero 6 grillini assenti non si sa per quale motivo. In totale mancano 21 senatori grillini del governo Conte e anche se i 6 assenti fossero per la fiducia, dai 92 del governo Conte bis si scende quanto meno a 77 (senza gli assenti 71).

La somma dei senatori di Pd, Leu e M5S, senza considerare i costruttori dell’ultima ora del governo Conte, che adesso sono ai margini e forse rimpiangono la loro “responsabilità”, barcolla tra 110 e 116 (sempre per via dei 6 assenti grillini). Sommando i voti di Lega, Forza Italia e Cambiamo, si arriva a 118. Anche se ci sono i punti interrogativi di Azione, +Europa e appunto, i responsabili del Conte ter, Ciampolillo compreso, la maggioranza in Senato per Draghi finirebbe sotto i numeri del Conte alle ultime consultazioni.