Governo Draghi, dopo giuramento fiducia e programma, le tappe

Governo Draghi, dopo giuramento fiducia e programma, le tappe

Il governo di Mario Draghi dopo il giuramento dovrà incassare la fiducia.

Sabato è stato il giorno del giuramento del governo Draghi. Un evento che ha avuto luogo con modalità dissimili da quelle che hanno caratterizzato l’evento nella storia della Repubblica.

Nel salone delle feste al Quirinale la cerimonia si è sviluppata con il rispetto di tutte le norme anti-contagio: dal distanziamento sociale alle mascherine indossate da tutti i presenti. Nessuna presenza di giornalisti o altre persone che non fossero strettamente necessarie.

Quando la fiducia governo Draghi: appuntamento a metà settimana

Il governo presieduto da Mario Draghi adesso dovrà ricevere la fiducia del Parlamento. La prossima settimana il nuovo premier dovrà illustrare il proprio programma davanti ai rappresentanti dei cittadini che, successivamente, saranno chiamati a votare.

Mercoledì dovrebbe arrivare la fiducia al Senato e giovedì alla Camera. L’occasione permetterà, però, anche di conoscere in maniera dettagliata quelle che saranno le strategie messe in campo dal nuovo esecutivo.

Programma governo Draghi: si attende il discorso in Parlamento

Ad oggi molto di ciò che si sa è frutto di indiscrezioni o di particolari emersi dalle consultazioni con le parti politiche. Nel momento in cui Mario Draghi parlerà al Parlamento, però, si avrà un maggiore livello di definizione delle linee guida che contraddistingueranno il suo governo.

Si sa che ci sarà un indirizzo europeista ed atlantista. Che verrà data priorità agli aspetti legati all’ambiente e alla formazione (scolastica e non), ma anche e soprattutto ad una velocizzazione della campagna vaccinale.

Temi che, naturalmente, si aggiungono a questioni che l’Italia è obbligata ad affrontare per rilanciarsi sotto il profilo economico dopo la grave crisi determinata dall’emergenza sanitaria.

Governo Draghi, 12 febbraio: inizio della storia

Mancavano pochi minuti alle 20 di venerdì 12 marzo quando è stato annunciato che Mario Draghi aveva sciolto la riserva. Da premier incaricato era divenuto premier e basta.

Era il passo che segnava il momento in cui di fatto nasceva ufficialmente il governo presieduto dall’ex presidente della Banca Centrale Europea. Alla fine il nuovo esecutivo sarà un mix tra tecnici e politici. Tutti i partiti che lo lo sosterranno saranno rappresentati.

Gli esponenti delle forze parlamentari sono addirittura più di quelli che ci si sarebbe aspettati: 15 contro 8. 8, però, sono anche le conferme rispetto al Conte bis, con qualche ricollocamento. Oltre a Di Maio faranno parte della squadra di Mario Draghi anche, Dadone, Patuanelli, D’Incà, Guerini, Franceschini, Lamorgese e Speranza.

Proprio la conferma del ministro della Sanità è un dato che, seppur non del tutto inatteso, balza agli occhi. Segno che il premier entrante ha ritenuto probabilmente buono il lavoro fatto e, soprattutto, ha scelto una linea di continuità in un momento storico dove segnare, in qualche modo, un’interruzione poteva essere poco saggio.

Nel complesso si registrano 4 ministri per il Movimento 5 Stelle, 3 per il Partito Democratico, Forza Italia, Lega. 1 a Leu e Italia Viva.

Ad una linea di prosecuzione e a un’anima politica dell’esecutivo, fa da contraltare un altro dato di fatto: i ministeri chiave nella gestione del Recovery Plan e dell’economia sono stati dati in gestione ai tecnici.

Leggi anche: Governo Draghi, Salvini: «Speranza e Lamorgese? Conto che siano affiancati da leghisti in gamba»