Autore: Dario Marchetti

Stati Uniti - Cina

23
Gen 2020

Gli Stati Uniti temono di perdere la leadership tecnologica?

Proprio questo sarebbe il motivo dell’aggressività di Trump verso la Cina

Se l’accordo commerciale tra Stati Uniti e Cina sembra avviare una distensione tra i due Paesi in questo campo, restano però aperti non pochi contenziosi tra le due maggiori potenze globali. Tra le quali quelle collegate al 5G, giudicata la tecnologia del futuro, ma che attualmente vede gli USA costretti a rincorrere non solo la Cina (in particolare Huawei e Gte), ma anche l’Europa (Nokia ed Ericsson). Una rincorsa che rischia di riverberarsi su altri settori di grande importanza, a partire dall’auto senza guidatore, per la quale proprio la Cina pensa di utilizzare la rete 5G.

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Secondo gli analisti la Cina sta vincendo la gara tecnologica

Sono sempre di più gli analisti pronti a giurare sulla superiorità tecnologica della Cina sugli Stati Uniti. A partire proprio da quelli statunitensi. Basta dare una rapida occhiata agli Science and Engineering Indicators per notarlo. Si tratta di un rapporto che la massima istituzione scientifica americana, la National Science Foundation, pubblica ogni due anni e che, nell’ultima edizione, appena uscita, afferma senza tanti infingimenti che l’attuale posizione degli USA non è più quella del leader incontrastato, bensì di primus inter pares.

Sono proprio i dati contenuti nel rapporto a chiarire tale aspetto. Se nel 2017, gli Stati Uniti assorbivano un quarto della spesa mondiale in ricerca e sviluppo, con la Cina ferma due punti sotto, oggi i dati preliminari per il 2019 attestano il sorpasso operato dal gigante asiatico.

Si sta allentando la forza di attrazione degli atenei USA

Altro sinistro scricchiolio è poi quello che giunge dalle università statunitensi. Se sino a qualche anno fa erano un importante polo di attrazione a livello globale, in particolare per scienziati e ricercatori, ora la situazione sta mutando. Uno spartiacque in tal senso è rappresentato dal 2016, quando Trump ha iniziato a mettere mano in senso restrittivo alla politica sull’immigrazione.

Da quel momento il numero degli studenti stranieri in America è diminuito del 4%, interessando in particolare una fascia fondamentale come quella rappresentata dagli studiosi che restano nel Paese, anche cinque anni dopo aver conseguito il Ph.D. In particolare si sono ridotti i cinesi, nell’ordine del 9%. Mezzo milione di talenti scientifici sarebbe rientrato, nel corso di questi anni, in Cina, con un risultato vistoso: nel 2019 le riviste scientifiche hanno pubblicato più ricerche cinesi che statunitensi.

La guerra dei giganti

Se si guarda alle grandi imprese tecnologiche, il primo pensiero corre naturalmente a Facebook, Apple o Google. Ma anche in questo caso la Cina si dimostra sempre più agguerrita, con competitors del calibro di Alibaba, Tencent, Pinduoduo, Baidu e WeChat, cui si è affiancata ultimamente Tik Tok, il sito che consente di consumare videoclip in quantità industriale.

Aziende che stanno erodendo quote di mercato alle gemelle occidentali e che dimostrano una aggressività sempre più pronunciata, tale da spingere gli analisti a chiedersi se il web stia diventando un campo di battaglia in cui gli Stati Uniti non hanno alcuna garanzia di prevalere.

La blockchain

Infine un settore tecnologico futuribile, che però va assumendo una valenza sempre più forte, ovvero la blockchain. Anche in questo caso gli esperti concordano sul ruolo predominante ormai assunto da Pechino. Un ruolo reso ancora più rimarchevole dal fatto che la blockchain è vista da molti come l’Internet del prossimo futuro. Ad essa si andranno ad appoggiare settori come quello bancario e finanziario, ma non solo, se si guarda al numero di imprese di ogni settore merceologico che hanno individuato la tecnologia dei registri distribuiti il modo migliore per proteggere la loro filiera commerciale, anche dalle contraffazioni.

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