Giuseppe Conte potrebbe diventare onorevole in primavera

Giuseppe Conte potrebbe diventare onorevole in primavera

Il Premier uscente starebbe valutando la possibilità di candidarsi alle elezioni suppletive del collegio di Siena

In questi giorni di consultazioni da parte di Mario Draghi, incaricato dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, di formare un nuovo Governo, in sostituzione di quello dimissionario, in molti si chiedono se Giuseppe Conte resterà nella scena politica nazionale.

Conte si candida a leader del M5S

Dopo le sue ultime dichiarazioni alla stampa, nel famoso incontro con i giornalisti all’esterno di Palazzo Chigi, pare evidente che il Presidente del Consiglio dimissionario non voglia lasciare la scena, tanto che si è candidato, leggendo tra le righe delle sue parole, a leader di una coalizione congiunta, che rispecchi la vecchia maggioranza di Governo, ovvero quella con il Movimento 5 Stelle, il Partito Democratico e Liberi e Uguali.

Il No di Conte alla candidatura a Sindaco di Roma

Smentito un suo incarico da Ministro nel Governo Draghi e rifiutata la candidatura a Sindaco di Roma, nelle ultime ore crescono le voci che lo vedrebbero in corsa per un posto nell’attuale legislatura e precisamente alla Camera dei Deputati.

Giuseppe Conte potrebbe diventare onorevole in primavera

L’occasione si presenterà per le prossime elezioni suppletive del collegio di Siena, che si dovrebbero tenere entro il 31 marzo, per occupare il posto lasciato libero da Pier Carlo Padoan, dimessosi lo scorso 4 novembre, dopo la designazione a prossimo presidente di Unicredit (la nomina dovrebbe arrivare ad aprile).

Per Giuseppe Conte si tratterebbe di una candidatura congiunta tra Movimento 5 Stelle e Partito Democratico, primo segnale della possibilità di unire le forze in vista delle prossime elezioni politiche del 2023, salvo scioglimento anticipato delle Camere.

Per il momento la notizia non viene ancora confermata, anche perché il Premier dimissionario e i suoi Ministri, continuano con l’ordinaria amministrazione di governo, astenendosi dagli atti, soprattutto quelli politici, che devono essere rinviati al nuovo esecutivo.