Autore: Dario Marchetti

Pensione

9
Ott

Fuga dei pensionati dall’Italia: quanti sono e in quale paese si trasferiscono

La fuga dei pensionati italiani all’estero: come fermarla?

Si è molto parlato nel corso degli ultimi anni della fuga di giovani cervelli dal nostro Paese. Un fenomeno sempre più intenso, che rischia di creare contraccolpi negativi per l’Italia, considerato come a partire siano ragazzi su cui l’Italia ha investito notevoli risorse in termini di formazione e che vanno ad assicurare le loro competenze ai sistemi economici che sono in diretta competizione con il nostro. Alla fuga dei giovani, che si sempre più massiccia, si è però andata ad aggiungere quella dei pensionati.

Forse non così preoccupante in ottica produttiva, considerato che queste persone la loro vita lavorativa l’hanno già esaurita. Ma sicuramente in grado di destare timori in relazione alla tenuta economica del Paese. Proprio gli anziani, grazie ai loro trattamenti pensionistici, sono andati assumendo durante il muovo millennio la veste di un vero e proprio ammortizzatore sociale. Le loro pensioni, in pratica, hanno ovviato alla disoccupazione di figli e nipoti, permettendo comunque a questi di partecipare alla vita economica e di contribuire al livello dei consumi. In futuro potrebbe non essere così.

Quanti sono i pensionati italiani all’estero?

Bastano le cifre testimoniate dalle statistiche per comprendere la preoccupante entità della fuga di pensionati dall’Italia. Secondo l’INPS, gli emigrati previdenziali, così sono chiamati nel freddo linguaggio burocratico, ammonterebbero a circa 390mila alla fine del 2018. Numero che dovrebbe essere aggiornato sino a raggiungere non meno di 400mila nostri connazionali che hanno deciso di trasferirsi fuori dai confini nazionali per poter sfruttare meglio la propria pensione. Secondo gli esperti, il numero potrebbe continuare ad aumentare nel corso dei prossimi anni, ove la politica non si decida a proporre una soluzione alternativa a queste persone.

Dove vanno i pensionati italiani?

Sempre dai dati forniti dall’INPS, si viene a sapere che le mete più gettonate dai pensionati in fuga sono il Canada (54mila), la Germania (52mila), la Svizzera (47mila), l’Australia (46mila), la Francia (44mila), gli Stati Uniti (36mila), l’Argentina (21mila), il Belgio (14mila), il Regno Unito (12mila) e il Brasile (8mila). Inoltre stanno crescendo a vista d’occhio le comunità di nostri connazionali in Paesi come Portogallo (6500 persone, con una crescita del 61,7% in appena sette anni), Tunisia (5200 pensionati provenienti dal Belpaese, con un raddoppio secco sempre nell’ultimo settennato), Marocco, Emirati Arabi, Thailandia e Malta. Oltre naturalmente ai Caraibi, ove la comunità italiana si compone di 10500 persone, divisi tra Santo Domingo e Cuba.

Si tratta di Paesi che possono vantare due condizioni estremamente appetibili per i pensionati italiani: un costo della vita molto più basso e un regime fiscale estremamente vantaggioso, ove rapportato a quello nostrano. Basti pensare che chi si reca in Portogallo può godere di una totale esenzione dalle tasse, mentre chi opta per la Tunisia deve “accontentarsi” di un’esenzione dell’80%. Per chi guarda al costo della vita, basta invece dare uno sguardo ai prezzi immobiliari in vigore in Portogallo per convincersi ben presto. Nel pieno centro di Lisbona, l’affitto di una casa costa il 25% di quanto occorre spendere a Roma per una abitazione della stessa taglia. Per non parlare delle tariffe energetiche, considerato come sempre nella capitale portoghese luce e gas comportino una ventina di euro di esborso mensile, livelli che nel nostro Paese, ove sono in vigore le bollette più alte d’Europa, sarebbero impensabili.

La politica inizia a guardare al fenomeno

Un fenomeno sempre più preoccupante, quindi, se si considera che i pensionati sono tra coloro che hanno una maggiore capacità e volontà di spesa e potrebbero quindi sostenere i consumi più agevolmente rispetto a giovani che, per la maggior parte, non riescono ad entrare nel mondo del lavoro. Proprio per questo motivo la politica, dopo aver sostanzialmente ignorato il fenomeno, ha iniziato ad interessarsi di quanto sta accadendo, anche perché i pensionati rappresentano in fondo un bel bacino elettorale da cui attingere.

E’ stata soprattutto la Lega Nord a cercare di dare voce alle richieste dei pensionati che vorrebbero rimanere in Italia, ma potrebbero essere impossibilitati a farlo proprio a causa del combinato disposto tra livelli di tassazione troppo elevati e un costo della vita che va in pratica a falcidiare il potere d’acquisto delle pensioni. Il partito guidato da Matteo Salvini ha deciso di avanzare una sua proposta in tal senso, suggerendo la possibilità di detassare del tutto i trattamenti pensionistici di chi si sposti nel Meridione per almeno un decennio.

A proporre questo provvedimento è stato il responsabile per i temi previdenziali del partito, Alberto Brambilla, il quale ha posto a base dello stesso una stima fatta dal precedente esecutivo. In base a quanto rilevato, infatti, ove fosse approvato un provvedimento in tal senso, non meno di mezzo milione di pensionati potrebbero decidere di spostarsi dalla parte alta a quella bassa dello stivale nel corso dei prossimi 3 o 4 anni. Il beneficio che potrebbe conseguirne non sarebbe di poco conto. Proprio l’INPS, infatti, ha fatto sapere che l’importo complessivo delle pensioni erogate a italiani residenti all’estero si attesta oltre il miliardo di euro. Una massa imponente di risorse che potrebbero dare nuova linfa al Meridione, favorendo non solo i consumi, ma anche la formazione di operatori in grado di accudire al meglio gli anziani.

Ad allettare i pensionati del Nord sarebbero non solo condizioni climatiche simili a quelle del Portogallo, diventato ormai la maggiore attrazione per questa platea, ma anche un costo della vita sensibilmente più basso rispetto a quello che caratterizza il Settentrione. L’unica lacuna che potrebbe ostacolare il progetto è proprio la mancanza di servizi adeguati, cui però si potrebbe ovviare con un piano in grado di implementare i livelli di assistenza attualmente in vigore al Sud. Insomma, i vantaggi sarebbero molti e per tutto il Paese. Proprio per questo i partiti politici dovrebbero iniziare a formulare proposte concrete per cercare di stroncare ora un problema che tra qualche anno potrebbe riverberare effetti funesti sull’economia tricolore.