Autore: B.A

Fisco

Fisco e Tasse: no alla proroga delle scadenze, il Mef si oppone, allo Stato servono soldi

Il 20 luglio i contribuenti chiamati alla cassa, niente da fare per la proroga, nemmeno per la crisi Covid.

Proroga imposte 2020, questa era una speranza per milioni di contribuenti che probabilmente resterà tale. Infatti il ministero dell’Economia e Finanza ha bocciato qualsiasi altra ipotesi di proroga delle ormai imminenti scadenze. No alla proroga delle imposte sui redditi 2020 quindi, che di fatto chiameranno alla cassa milioni di contribuenti entro il prossimo 20 luglio. Ecco cosa hanno deciso e quali sono le motivazioni addotte dal Mef.

Niente proroga a settembre per le imposte sui redditi

Se per i contribuenti il periodo di emergenza epidemiologica e sanitaria si è presto trasformato in un periodo di emergenza economica, lo stesso è successo per lo Stato Italiano. Il lockdown ha fatto crollare l’economia, con milioni di aziende chiuse e rimaste senza lavoro, con milioni di lavoratori fermi. Una azienda che non lavora sortisce tre effetti immediati.

Il primo è il calo di fatturato, dei corrispettivi e degli utili dell’azienda. Il secondo il calo dell’occupazione, con i lavoratori che sono rimasti fermi a causa delle chiusure e molti di loro non hanno più ripreso a lavorare dal momento che le aziende adesso lavorano meno. Il terzo è un calo di entrate per lo Stato, perché è indubbio che una azienda che non produce, genera meno introiti per l’erario.

Proprio questo terzo effetto della crisi economica è quello che probabilmente è alla base del fatto che il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha deciso di bloccare sul nascere il tentativo di spostare ancora in là le scadenze fiscali. Le imposte sui redditi andranno pagate entro il 20 luglio, niente da fare per la tanto attesa proroga a settembre, una ipotesi che era in piedi da tempo e che probabilmente ha illuso i contribuenti.

Lo Stato quindi, considerando il calo delle entrate nel periodo di emergenza sanitaria per il Covid, necessita di risorse. E le imposte sui redditi possono essere un toccasana per l’erario, a tal punto che si conta di incassare soldi nello stretto giro di qualche giorno, perché il 20 luglio ormai è vicino.

Ires, Irpef ed Irap, entro il 20 luglio

Soprattutto per i commercianti, gli artigiani, le Pmi e per i titolari di partita IVA, questa decisione è un vero colpo basso. Lo scorso 16 luglio durante l’audizione del Ministro dell’Economia e delle Finanze, Roberto Gualtieri, è stata confermata la scadenza del pagamento delle imposte proprio dal titolare del dicastero. Quindi è una decisione ormai presa, irreversibile. Le piccole imprese, i commerciati, gli artigiani, già vessati dal lockdown e dalle riaperture con utili più che dimezzati, adesso saranno chiamati a versare le tasse, e quelle sui redditi sono relative all’anno di imposta 2019, prima del Covid e cioè quando si lavorava bene.

Alla scarsa liquidità di questa parte portante del tessuto economico italiano, adesso lo Stato chiede soldi e subito. Il Mef ha deciso di continuare dritto senza ulteriori slittamenti, perché una nuova proroga come quella ipotizzata di settembre, costerebbe la bellezza di 8,4 miliardi di euro. Di conseguenza, il termine di versamento di Irpef, Ires, imposte sostitutive, flat tax dei forfettari e così via, resta fissato al 20 luglio 2020.

Non è servito a dare manforte alla proposta di proroga, il problema degli intermediari, che hanno manifestato l’impossibilità operativa di procedere in tempo alla predisposizione della dichiarazione dei redditi 2020 dei propri clienti. Una impossibilità dettata dal surplus di lavoro a cui gli intermediari (Caf, commercialisti, consulenti del lavoro e così via) sono dovuti sottostare tra bonus Inps, contributi a fondo perduto e altri adempimenti relativi all’emergenza Covid.