Autore: Giacomo Mazzarella

Fisco - Mario Draghi

Fisco: L’Italia verso il modello danese? Ecco come funziona

Il Premier Mario Draghi ha esposto le ipotesi e le linee guida di una riforma fiscale per l’Italia, sul modello della Danimarca

Abbassare le tasse, soprattutto per i redditi medio bassi, riducendo le tasse sul lavoro, dovrebbe essere questo l’obbiettivo principe di una riforma fiscale che il governo dovrebbe varare adesso che in sella è salito il neo Premier Mario Draghi.

La riforma fiscale insieme a quella delle pensioni e della giustizia è uno degli obbiettivi cardine che già il governo precedente aveva messo in cantiere, anche se tutto al rallentatore per via delle altre urgenze del momento legate alla pandemia.

E Mario Draghi adesso, durante i suoi discorsi programmatici su cui ha ottenuto larga fiducia alle Camere, ha dato qualche spunto di discussione proprio sulla riforma del Fisco, parlando di modello Danese come quello a cui puntare. Ma di cosa si tratta e come funziona questo modello fiscale evidentemente virtuoso se davvero sembra essere un punto di arrivo?

La riforma del Fisco italiano

Il nuovo Presidente del Consiglio adesso che è riuscito ad ottenere la fiducia del Parlamento evitando nuove elezioni e dando seguito ad una legislatura che rischiava seriamente di interrompersi dopo la crisi aperta da Renzi e Italia Viva, sarà chiamato ad aprire la stagione delle riforme.

Riforme che anche la UE chiede all’Italia, soprattutto adesso che bisogna fare il programma per ricevere le varie tranche del Recovery Plan.

L’idea di riforma fiscale dovrebbe partire, in base a quanto si è appreso, da una riduzione del costo del lavoro (continuando quindi sulla base del taglio del cuneo fiscale con bonus Irpef già varato e vigente), da nessuna patrimoniale e da nessuna flat tax.

La linea dovrebbe essere quella della progressività fiscale secondo il principio che più si guadagna più si contribuisce. E la revisione dell’Irpef è alla base di tutto questo.

I punti cardine della ipotesi di riforma del sistema fiscale

Il mondo del lavoro è il punto cardine di tutto, con le esperienze passate che fungono da indirizzo per le nuove esigenze e per la nuova riforma da attuare. Per esempio, dal momento che le uniche occasioni dove si è registrato un aumento dei livelli occupazionali degli ultimi anni, sono coincise con la decontribuzione prevista dal Jobs Act dell’allora Premier Matteo Renzi, l’idea è di intervenire sul costo del lavoro.

E il modello da seguire, come lo stesso Draghi ha anticipato, dovrebbe essere quello della Danimarca, un sistema da tutti considerato virtuoso dal punto di vista della pressione sui redditi da lavoro e difficile da aggirare come evasione fiscale.

Oggi in Danimarca vigono 4 diverse imposte, una statale, una comunale, una come contributo al mercato del lavoro ed una per la chiesa, quest’ultima più che una imposizione, una facoltà del contribuente. In Danimarca il sistema sembra votato all’equità dal momento che la tassazione sale con il salire del reddito del contribuente e va dal 38 al 55,8%.

In Danimarca è possibile dedurre dalla base imponibile su cui si pagano le tasse, le spese di trasporto e viaggio, c’è l’esenzione dall’imposta, ovvero la no tax area per i primi 6,253 euro (in Italia la no tax area parte da 8.174 euro), l’Iva è al 25%, i redditi di capitale pagano tasse per il 27% ed a salire fino al 42% per redditi più elevati, gli immobili sono tassati all’1% fino a 408.779 euro e al 3% sul valore eccedente tale limite.