Autore: B.A

Evasione fiscale - Fisco

13
Lug 2020

Fatturazione elettronica, perché è stata bocciata dal garante della privacy

Il garante privacy boccia la fatturazione elettronica perché i controlli violano i dati sensibili dei contribuenti.

I controlli incrociati sui dati delle fatture elettroniche violano la privacy, questo quanto ha sancito il garante della privacy che di fatto smonta la bontà di uno dei provvedimenti più importanti in materia di lotta all’evasione e di politica fiscale degli ultimi anni. Una doccia gelata quindi per una misura che sembrava il toccasana a parte dei problemi di evasione di cui l’Italia è stracolma. Ciò che ha deciso il garante della privacy è spiegato nel dettaglio da un articolo del quotidiano “Italia Oggi”. Ecco di cosa si tratta e cosa ha deciso il garante della privacy.

I controlli non garantiscono la privacy

Sono troppi i dati e le informazioni che il fisco italiano va ad utilizzare nelle nuove analisi del rischio di evasione basate sulle procedure di memorizzazione ed archiviazione delle fatture elettroniche. Una miriade di dati, molti dei quali sensibili e molti dei quali che rientrano nella sfera della privacy da garantire.

Per il garante della privacy questo è un serio rischio peri contribuenti, compresi i minori d’età. Pur se importante dal punto di vista dell’obbiettivo di interesse pubblico che la fatturazione elettronica ha insito in se, il rischio di mancata tutela della privacy secondo il garante non e proporzionata all’obbiettivo.

Il garante quindi emana un parere estremamente negativo della fatturazione elettronica, i cui dati ricevuti dalla amministrazione finanziaria, per otto anni, potranno essere usati per i motivi collegati alle analisi del rischio di evasione disciplinata dall’articolo 14 del dl 124 del 2019.

I rilievi del garante della privacy demoliscono la fatturazione elettronica

La memorizzazione e l’utilizzazione dell’insieme dei dati personali contenuti nei file delle fatture elettroniche, pur se trattati con elevati livelli e standard di sicurezza va contro la privacy che in uno Stato democratico andrebbe sempre assicurata. “Per quantità e qualità delle informazioni oggetto di trattamento, rispetto al perseguimento del legittimo obiettivo di interesse pubblico di contrasto all’evasione fiscale perseguito, la sproporzione è netta ed evidente”, questo ciò che scrive il garante nel suo parere.

“Ogni anno sono circa 2 miliardi le fatture elettroniche che transitano nel sistema di interscambio dell’Agenzia delle Entrate. In esse sono contenuti moltissimi dati, spesso anche molto dettagliati, che nulla hanno a che vedere con le esigenze del fisco ma rispondono a logiche commerciali, assicurative o a prassi commerciali. Da tali descrizioni si possono evincere, fra gli altri, il tipo di rapporto fra cedente ed utilizzatore, gli sconti applicati, la fidelizzazione verso alcuni fornitori, le abitudini di consumo. Tutti questi elementi sulla base dello schema di provvedimento dell’Agenzia delle entrate verrebbero memorizzati ed archiviati per essere trattati, senza distinzione alcuna tra tipologie di dati e categorie di interessati, per un lungo periodo di tempo da parte sia della stessa Agenzia che della Guardia di finanza. L’insieme dei dati che verrebbero memorizzati e trattati finirebbe per ricomprendere al suo interno anche informazioni appartenenti a categorie particolari, come per esempio, quelle relative a eventuali procedimenti penali a danno dei relativi interessati che verrebbero estrapolate dall’esame dei contenuti delle fatture elettroniche relative alle prestazioni rese nell’ambito dell’attività forense”, questo letteralmente ciò che scrive il garante e ciò che riporta “Italia Oggi”.