Autore: Giacomo Mazzarella

IMU

Esoneri Imu, i chiarimenti: per alcune attività solo zone rosse, non tutte sono esenti

La seconda rata Imu non si paga per determinate attività che sono state colpite dall’emergenza Coronavirus, ma bisogna stare attenti, non tutte sono esenti.

Esoneri Imu per via del Covid? Si, il governo ha introdotto durante questi mesi esenzioni ed esoneri soprattutto per le attività commerciali che di più hanno pagato lo scotto di lockdown, chiusure e limitazioni. Esoneri che adesso tornano in auge perché c’è da pagare al seconda rata Imu, quella a saldo entro mercoledì prossimo, 16 dicembre 2020.

Un decreto dopo l’altro ha generato sicuramente una vasta confusione ed anche l’Imu non è immune da questa situazione. Per questo il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha voluto rendere pubbliche le Faq con le quali spiega chi davvero non dovrà pagare la seconda rata Imu e chi invece lo dovrà fare, e le sorprese non mancano.

Breve cronistoria di quanto successo quest’anno per l’Imu nei vari decreti emergenziali

Il governo per via dell’emergenza Coronavirus ha emanato una serie lunghissima di decreti emergenziali e di Dpcm. Se questi ultimi sono atti con i quali vengono stabilite le regole anti contagio, con le limitazioni e le restrizioni a cui i cittadini ormai sono tristemente abituati, i decreti emergenziali riguardano bonus, indennizzi e misure di natura strettamente economica. E sono proprio questi decreti che hanno riguardato anche l’Imu.

Tutto ha inizio con il decreto Rilancio emanato il maggio scorso, secondo decreto emergenziale dopo il Cura Italia. Esonero totale dal versamento dell’acconto Imu per gli immobili appartenenti alle imprese del settore turistico e alberghiero, cioè uno dei settori che più ha pagato le conseguenze del lockdown, con una stagione estiva iniziata con grande ritardo e con inevitabili difficoltà per via della riduzione del numero degli avventori previsti.

Con il decreto Rilancio si stabilì che erano esonerati dal versamento gli stabilimenti balneari, gli alberghi in catasto alla categoria D/2, le pensioni, gli agriturismi, i bed & breakfast, gli ostelli e attività simili. Poi ci fu il decreto Agosto, il terzo decreto emergenziale, con l’estensione dell’esonero relativa al saldo dell’Imposta Municipale Unica agli immobili come cinema, teatri e simili, quelli che in catasto sono censiti come categoria D/3.

E siamo alle novità del decreto Ristori, di cui ci sono state 4 versioni. Esenti da Imu a saldo, quindi niente pagamento per il 16 dicembre per bar, ristoranti, gelaterie, pasticcerie, palestre, piscine. In altri termini, tutte le attività che il Dpcm del 24 ottobre 2020 ha limitato con chiusure anticipate e limitazioni.

Decreto Ristori, il Mef chiarisce i soggetti esonerati dal saldo Imu

Con il decreto Ristori sono esonerati quindi tutti i pubblici esercizi prima citati, a prescindere dalla zona, quindi gialla rossa o arancione in egual modo. Con il secondo decreto Ristori invece, si è aperto alle esenzioni anche per negozi, quelli del commercio al dettaglio per intenderci.

Qui però il chiarimento si è reso opportuno, perché molti credevano che l’esenzione fosse simile a quella relativa a bar, ristoranti e cos’ via, cioè che fosse concessa a macchia d’olio su tutto il territorio nazionale. Questa esenzione riguarda però solo le zone rosse.

Naturalmente per essere sicuri dell’esenzione occorre controllare il codice Ateco come da elenco predisposto nel decreto Ristori stesso. Per ottenere l’esenzione basta che l’immobile su cui goderla sia ubicato in zona rossa nel periodo compreso tra il 3 novembre 2020 (emanazione del Dpcm con le restrizioni) e il 16 dicembre 2020. L’esenzione è fruibile anche se la zona sia stata rossa per un solo giorno in questo periodo di tempo e poi abbia cambiato colore.

Per approfondire leggi anche: Imu, aumenti in mezza Italia e probabile terza rata a febbraio