Autore: G.M

Legge - Lega Nord - Movimento 5 Stelle - Pensione

22
Mag

Elsa Fornero: “la mia riforma è ancora pienamente attiva, nonostante quota 100”

L’ex Ministro del Governo Monti critica quota 100, la misura del nuovo esecutivo tanto sbandierata e pubblicizzata ma dagli effetti inferiori a quelli immaginati

Dure critiche nei confronti del governo Conte dalla professoressa Elsa Fornero, l’ex Ministro del Governo Monti a cui si deve la riforma previdenziale che porta il suo nome varata nel decreto Salva Italia del suo governo tecnico. Erano i tempi dello spread a livelli altissimi e della grave crisi economica. Parliamo del 2011, quando tra blocco delle perequazioni e riforma previdenziale, si optò per mettere le mani in tasca ai già pensionati ed a spostare in avanti negli anni le pensioni per chi ancora ci doveva arrivare.

La professoressa, in questi giorni di campagna elettorale torna a parlare e durante una intervista all’agenzia di stampa AdnKronos critica duramente l’attuale esecutivo proprio per quanto sta mettendo in atto in materia previdenziale. La sua riforma è ancora viva e vegeta, questo quanto asserisce l’ex Ministro, nonostante Movimento 5 Stelle e Lega, nelle persone dei loro leader Di Maio e Salvini abbiano costruito consenso sul fatto che la avrebbero abolita.

Promesse non mantenute

Secondo la Fornero, gli attuali due Vice Premier, Matteo Salvini e Luigi Di Maio hanno costruito la campagna elettorale del marzo 2018, che poi ha prodotto la vittoria dei due, sulla cancellazione e sul superamento della riforma che porta il suo nome. Una promessa che secondo la Fornero i due non hanno mantenuto, perché quanto produsse lei nel 2011, resta ancora nell’ordinamento e continua a sortire effetto.

Parole forti che però sono una evidenza oggettiva, dato che la pensione anticipata che lei varò in sostituzione delle pensioni di anzianità, ancora oggi è l’unico canale di uscita distaccato da limiti di età e basato solo sugli anni di contributi versati. Anche il limite dei contributi da detenere per poter andare in pensione continua ad essere quello previsto fin dal 2011, con adeguamenti periodici all’aspettativa di vita che hanno spostato il tetto a 42 anni e 10 mesi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne.

Occorre ribadire però che dal 2019 si sarebbe dovuti passare a 43 anni e 3 mesi di contributi versati per andare in pensione con le quiescenze anticipate (per le donne 42 anni e 3 mesi), ma il governo attuale ha deciso di bloccare il collegamento all’aspettativa di vita lasciando i requisiti inalterati rispetto al 2018. Qualcosa però è variato lo stesso, perché a fronte di un evidente abbuono di 5 mesi che è stato messo in atto dal governo rispetto a quanto previsto dal 1° gennaio 2019, nella misura sono entrate le finestre di uscita che spostano di 3 mesi la data di decorrenza della pensione rispetto alla data di maturazione del diritto alla pensione stessa.

La quota 100 è poca cosa

La Fornero ha detto di non essere orgogliosa di una legge che anche lei ammette sia molto rigida, anche se fatta in un momento storico e di crisi che necessitava di rigidità. Correggere la riforma anche per lei potrebbe essere una soluzione, dotando il sistema previdenziale di quella flessibilità in uscita che ancora oggi effettivamente manca. L’esecutivo Conte, altrimenti detto governo giallo-verde ha deciso di varare quota 100 e sbandiera ai 4 venti la bontà del provvedimento che però secondo la Fornero non è servito per soppiantare la sua riforma.

Quota 100 con la pensione a 62 anni di età ed a 38 anni di contributi come soglie minime di accesso si approccia ad uno sparuto numero di lavoratori, senza risolvere il problema della flessibilità che riguarda la stragrande maggioranza di chi cerca di lasciare il lavoro per andare in pensione. Promesse non mantenute, tanto è vero che secondo la professoressa, adesso in questa campagna elettorale delle europee, tornano a promettere quota 41, soluzioni per gli ultimi esodati e ennesima proroga di opzione donna, segno indelebile che anche per loro quota 100 serve a poco.