E’ l’eolico offshore la soluzione ai problemi energetici?

Le turbine galleggianti potrebbero risolvere i problemi energetici entro un paio di decenni

Mentre infuria la discussione sul surriscaldamento globale innescata dallo sciopero ambientale ideato da Greta Thunberg, in molti si chiedono quale potrebbe essere la direzione da intraprendere per riuscire a riportare sotto controllo una situazione che appare molto problematica.

Mentre l’UE propone il nucleare per la transizione verso le fonti di energia rinnovabili, uno studio dell’Agenzia internazionale dell’energia (Aie) delinea a sua volta un quadro abbastanza sorprendente. La risposta ai problemi energetici mondiali, infatti, potrebbe arrivare dall’eolico offshore, che potrebbe risolverli abbondantemente nel giro di un paio di decenni.

Il rapporto dell’Agenzia Internationale dell’Energia

Risolvere i problemi energetici mondiali in un paio di decenni e ad emissioni zero: questa è la soluzione ventilata dall’Agenzia Internazionale dell’Energia in un suo report pubblicato di recente. Analisi che individua nell’eolico offshore lo strumento in grado di farlo.

Secondo gli estensori del rapporto, allo stato attuale i parchi eolici offshore dovrebbero attirare investimenti per 840 miliardi di dollari in ogni parte del globo entro il 2040, soprattutto in Europa e Cina. Se attualmente la capacità di generazione si attesta sui 22 Gigawatt, per cogliere l’ambizioso traguardo sarebbe necessario aumentarla di altri 20 l’anno.

Si tratta quindi di un piano estremamente ambizioso, anche perché in realtà l’agenzia dell’OCSE indica in 1200 i miliardi i dollari che sarebbe opportuno investire, per l’installazione delle pale eoliche oltre che al fine di realizzare i necessari sistemi di trasmissione sottomarini e adeguare in generale la rete elettrica.

Un piano che potrebbe trovare il gradimento delle compagnie petrolifere

Come si può facilmente immaginare, gli interventi previsti dal piano sono estremamente costosi. Nonostante ciò le compagnie petrolifere potrebbero essere notevolmente interessate dalla sua adozione. Se attualmente devono fare i conti con la crescente contrarietà dell’opinione pubblica alle fonti fossili e con i processi di decarbonizzazione, esse possono infatti sfruttare il know how e le tecnologie che sono state sviluppate con le estrazioni di idrocarburi offshore. Inoltre possono puntare a realizzare preziose sinergie, in modo da dare risposte anche alla fase di transizione necessaria per il passaggio al nuovo modello produttivo.

La svolta grazie alle turbine galleggianti?

Per quanto riguarda un punto di vista tecnico, la svolta potrebbe essere resa possibile dalle turbine galleggianti, le quali possono essere installate anche a grande distanza dalla costa, bypassando il problema di fondali troppo profondi per poter ancorare le pale tradizionali. Un modus operandi il quale potrebbe migliorare ulteriormente l’efficienza degli impianti eolici offshore, che anche ove le acque sono basse riescono a produrre maggiore quantità di energia e in maniera più continua rispetto a quelli operanti sulla terraferma.

Va poi sottolineato come l’eolico potrebbe essere mixato alla produzione di idrogeno “verde”, ovvero quello che viene prodotto utilizzando elettrolizzatori alimentati con elettricità di origine rinnovabile (eolica, solare). Si tratta di prospettive al momento molto costose, che necessitano perciò di risposte politiche di grande respiro, ma che al contempo sono molto ambiziose, se si considera che proprio procedendo nella direzione indicata dall’Agenzia internazionale dell’energia si potrebbe arrivare ad evitare l’impatto ambientale derivante dalle emissioni di CO2 equivalenti a 7 milioni di tonnellate ogni anno.