Draghi, Salvini (Lega): «Non faccio partire un governo per vendetta»

 Draghi, Salvini (Lega): «Non faccio partire un governo per vendetta»

Il leader della Lega ha auspicato che per il governo e sui temi nell’interesse del Paese arrivino i voti di tutti. Salvini ha spiegato come il Carroccio punti ad un abbassamento delle tasse e ad avere le «infrastrutture» come punto fondamentale delle possibili strategie.

Giravolta. Riconversione. Sono solo un paio dei termini tra quellii utilizzati per definire la posizione di Matteo Salvini e della Lega rispetto al sostegno che si profila nei confronti di Mario Draghi. Il leader del Carroccio è intervenuto come ospite della trasmissione “Il Caffè della domenica”, in onda su Radio 24.

Il leghista si è chiamato fuori dalle polemiche rispetto a quella che sarebbe stata un suo deciso cambio di rotta in relazione all’approccio verso l’Unione Europea. «Lascio volentieri agli altri le etichette: europeista, anti-europeista, fascista, comunista. Sono una persona molto pragmatica. Molto concreta. Se nei prossimi mesi si potrà operare un taglio di tasse e burocrazia per far ripartire i cantieri fermi per dare respiro alle famiglie e ai commercianti, io ci sto.»

Governo Draghi: Salvini non parla di toto-ministri

Da qualche giorno è, inoltre, partito il toto-ministri per un possibile governo Draghi. L’opinione diffusa è che l’ex presidente della Bce possa, in qualche modo, puntare su una squadra eterogenea fatta di tecnici e politici. Si è addirittura avanzata l’ipotesi che nell’esecutivo possano finirci figure politiche di spicco, come lo stesso Matteo Salvini.

Il diretto interessato ha assicurato che la questione nomine è un problema che fuoriesce dalle priorità leghiste. Un pensiero espresso, evidenziando, il prossimo step dell’interlocuzione con Mario Draghi. «Ci vedremo - ha rivelato Salvini - martedì pomeriggio, porteremo le nostre proposte di utilizzo dei fondi europei». Il tema infrastrutture è fondamentale. «L’ultima delle mie preoccupazioni - ha chiosato sull’argomento - poi è il toto-ministri, il toto-poltrone.»

Mario Draghi premier e nuovo governo, la posizione della Lega

Qualora, come pare, il governo Draghi nascesse, la Lega sarebbe disposta ad accettare solo un certo tipo di ruolo. «Non siamo - ha precisato Salvini - per gli appoggi esterni, le robe strane. Io non sono per la mezza astensione benevola, l’appoggio esterno sorridente.»

Quello che il leghista ha precisato è che la presenza di un progetto convincente agli occhi del Carroccio è il presupposto fondamentale ai fini di un sostegno del governo che potrebbe insediarsi.

Un’idea di paese che convincerebbe Salvini e l’universo leghista sarebbe quello dove nessuno prospetti, ad esempio, il ritorno alla legge Fornero sulle pensioni, un mancato impegno nello sblocco delle grandi opere, l’aumento di Imu e Irpef. Passaggio che è stato proprio il leader della Lega a chiarire. L’obiettivo del Carroccio è arrivare ad un taglio di tasse e burocrazia.

Governo Draghi: le emergenze da affrontare secondo Salvini

L’idea che possa entrare in carica un governo sostenuto da forze fin troppo eterogenee a livello ideologico, genera dubbi su quale potrà essere la linea d’azione. Tuttavia, la circostanza emergenziali potrebbero far si che le priorità da affrontare diventino oggettive.

«L’emergenza - ha precisato Salvini - è un piano vaccinale con il ritorno alla salute, un piano fiscale ed infrastrutturale che permetta all’Italia di competere con gli altri paesi europei, la riapertura delle scuole, delle università e di tutte le attività chiuse.»

Qualora il governo Draghi ricevesse l’appoggio di Forza Italia e Lega, in Senato ci sarebbero più voti dal centrodestra che dal Partito Democratico. Anche in questo caso, però, il leader della Lega ha preferito sorvolare sulla questione politica. «Non faccio - ha detto - partire un governo per vendetta nei confronti di qualcuno, per togliermi delle soddisfazioni o degli sfizi personali. Io spero che i voti di tutte le forze che daranno vita a questo governo si sommino.»

Facile dedurre che il riferimento vada a tutte quelle strategie da mettere in atto nell’interesse del Paese e che, probabilmente, non siano contraddistinte da sfumature di carattere ideologiche. Occorrerà, però, aspettare il programma di Draghi per capire qualcosa in più.

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