Dpcm marzo, modifica in vista? come può cambiare

Dpcm marzo, modifica in vista? come può cambiare

Il nuovo Dpcm in vigore dal 6 marzo potrebbe essere già vecchio, possibili nuove restrizioni per frenare il contagio.

Il nuovo Dpcm è già vecchio e presto potrebbe ricevere un’articolata modifica. È più o meno questo lo scenario relativo alla possibilità di nuove restrizioni per frenare l’avanzata del Covid. Secondo indiscrezioni il Cts avrebbe già manifestato le sue indicazioni al governo.

Dal punto di vista medico-scientifico pare dunque emergere la necessità di aumentare le restrizioni, con particolare riferimento alle fasce gialle e soprattutto quelle rosse create per mettere un freno alla possibile proliferazione di varianti.

Come è noto gli scienziati si occupano di analizzare la situazione, valutare i dati, riconoscere i rischi e dare indicazioni. Tocca al decisore politico e dunque al governo trovare il giusto equilibrio tra la necessità di tutelare la salute pubblica e mantenere i già fragili equilibri socio-economici.

Modifica Dpcm, la strategia

Le nuove possibili restrizioni sono finalizzati a limitare i contatti interumani e la mobilità. Due aspetti che si è ormai appreso rappresentano il più fertile tra i terreni in cui il virus può diffondersi.

Soprattutto adesso che le varianti hanno una maggiore contagiosità. L’obiettivo, al momento, è triplice:

  • Limitare e possibilmente abbattere la curva del contagio per vedere diminuire ospedalizzazioni, ricoveri in terapie intensive e scongiurare il possibile rischio saturazione della ricettività del sistema sanitario
  • Ritrovare numeri che consentano il contact tracing, l’individuazione e l’isolamento di focolai
  • Accelerare sul fronte vaccinazioni, grazie a forniture che tra marzo e aprile dovrebbero essere tali da raggiungere cifre di popolazione vaccinate considerevoli, soprattutto negli ambiti delle categorie più fragili

Modifica Dpcm e le zone rosse, gli scenari

Le proposte che iniziano ad emergere da parte paiono essere quelle annunciate:

  • Zona rossa automatica nel momento in cui una regione fa segnare 250 abitanti ogni 100.000 abitanti
  • Rafforzamento delle restrizioni per ciascun livello epidemiologico, dunque zone gialle, arancioni e anche rosse

Ma in cosa si tradurrebbe l’inasprimento delle restrizioni per ciascun livello epidemiologico? Anche in questo caso il ragionamento va articolato su più binari.

Potrebbe esserci, infatti una rivisitazione del sistema di limitazioni quando la dichiarazione di “zona rossa” riguarda ambiti locali. Per quei territori (almeno quelli molto più circoscritti rispetto ai più ampi ambiti regionali), si sta iniziando ipotizzare un sistema di chiusure e limitazioni che è già stato ribattezzato “modello Codogno”. Si può, dunque, davvero uscire per comprovati motivi di lavoro, salute o necessità con controlli che si immagina possano diventare più stringenti.

Resta da capire se una stretta di questo tipo corrisponderà ad un’ulteriore selezione di attività che potranno restare aperte. Come già accaduto per le fasce arancioni interessate da ordinanze con limitazioni aggiuntive, si inizierebbe forse a parlare di “zone rosso scuro”.

Lockdown nel weekend per le zone gialle e arancioni

Discorso diverso, invece, riguarda le zone arancioni e le zone gialle. La direzione che sembra probabile è quella dell’applicazione del modello Natale.

L’Italia potrebbe diventare una super zona rossa il sabato, la domenica, i festivi ed i pre-festivi. Attenzione a questi due ultimi riferimenti, tenuto conto che qualora il Dpcm attuale venisse solo modificato arriverebbe esattamente al giorno dopo Pasquetta. Ma c’erano pochi dubbi sul fatto che le festività pasquali fossero già destinati ad essere lontanissimi da quella che ormai è una normalità che risale a due anni fa.

Questo, di fatto, comporterà nelle zone gialle la chiusura di bar e ristoranti il sabato e la domenica. Non potranno, dunque, restare aperti dalle 5 alle 18, ma dovranno operare unicamente con asporto e consegna a domicilio.

Ma non è finita. Tra le misure che potrebbero essere adottate c’è una correlazione tra il commercio e le scuole. Tenere chiusi i luoghi di istruzione e dare la possibilità ai giovanissimi di vedersi in altri ambiti, come ad esempio i centri commerciali, potrebbe indurre a elaborare una forma di corrispondenza tra i provvedimenti che riguardano la didattica a distanza e alcune attività che operano in ambito commerciale.

In sostanza in fascia gialla o arancione e dove ci fosse la chiusura delle scuole per ragioni epidemiologiche potrebbe scattare la serrata di centri commerciali, grandi magazzini e forse di alcuni negozi. Un’eventualità che naturalmente risiede nel campo delle ipotesi ed è tutta da confermare.