Autore: Giacomo Mazzarella

Russia

Disastro ambientale nell’Artico, Putin su tutte le furie, dichiarato lo stato d’emergenza

Tonnellate di gasolio e combustibili riversare in acqua e terreno, e Putin lo scopre sui social.

Il WWF e l’ONU hanno chiesto al presidente Putin, di indirizzare la Russia sul green, sulle politiche ambientali. Un appello delle due organizzazioni che nasce anche dal nuovo disastro ambientale che proviene dall’Artico e che ha fatto arrabbiare niente di meno che il Presidente Vladimir Putin.

Ancora una volta un disastro ambientale dalla Russia

Il Presidente Putin è inferocito contro i responsabili di un nuovo disastro ambientale. La Russia e soprattutto la zona della Siberia non sono nuove a disastri ambientali anche gravi. Stavolta però è davvero grave quello che è successo e che ha fatto arrabbiare Putin. La furia del presidente Putin si è abbattuta contro i responsabili che avrebbero tenuto nascosto l’accaduto per due giorni.

Tra l’ironico e il critico Putin ha sottolineato come sia assurdo che la notizia sia arrivata alle autorità con 48 ore di ritardo e soprattutto, che sia arrivata dai social media. L’arrabbiatura di Putin è stata pubblica, probabilmente perché la solita aplomb dell’inquilino del Cremlino, è stata smarrita per il periodo particolare che si sta vivendo adesso a livello mondiale.

Il disastro ambientale è solo un’altra delle situazioni critiche da affrontare per Putin, che alla pari degli altri leader mondiali è alle prese con il coronavirus, con la psndemia, la quarantena e la crisi economica. E alle porte c’è un referendum costituzionale e c’è chi parla di un Putin ai minimi storici come popolarità.

Il disastro artico

Come non bastassero tutte le situazioni di criticità di cui sopra, un’altra patata bollente è finita tra le mani de Presidente Putin, un nuovo disastro ambientale nella regione artica. Tutto è successo, sembra, la mattina del 29 maggio scorso. Il Rosprirodnadzor, l’organo federale russo per la tutela dell’ambiente, ha spiegato ciò che è accaduto e che per due giorni è stato tenuto nascosto non solo si media mondiali, ma pare, anche al Presidente Putin.

La responsabile dell’organismo ambientale sovietico, Svetlana Radionova, ha parlato di un calo di pressione nella centrale termo-elettrica TEZ-3 presso Norilsk, 300 km oltre il Circolo polare. Per colpa di quella che a tutti gli effetti è una anomalia tecnica, oltre 20mila tonnellate di combustibile diesel e lubrificanti sono fuoriuscite da una cisterna. Il 70% di questi liquidi si è riversata nei corsi d’acqua vicini, ed il restante è stato assorbito dal terreno.

Un disastro enorme, testimoniato da alcune foto dei fiumi della zona, invasi da combustibili e oli. Chiazze rossastre e violacee su tutta la superficie dei fiumi, tra cui il più importante, l’Ambarnaja, che scarica le sue acque nel Mar di Kara. La proporzione del disastro, con queste chiazze di lubrificanti spesse oltre 20 cm, è tale che viene messs a rischio l’intera rete dei fiumi della Siberia e di tutta la Russia settentrionale.