Autore: Pasquale De Marte

Governo

Dimissioni Conte, Paragone: «Prima di giovedì, Bonafede non arriva a relazione»

Fare un passo indietro eviterebbe al governo la possibile trappola delle relazione sulla Giustizia qualora nelle prossime ore non ci fossero sviluppi a livello politico.

È una settimana potenzialmente cruciale quella che il governo è chiamato ad attraversare. Da quando Matteo Renzi ed Italia Viva hanno, di fatto, aperto la crisi, ogni passo può diventare fatale. E ora c’è un percorso scivoloso da attraversare.

Quello che porta alla relazione in Parlamento del ministro della Giustizia Alfonso Bonafede. L’appuntamento è fissato per il prossimo mercoledì 27 gennaio (o 28 gennaio), ma non è escluso che prima di allora possano esserci significative evoluzioni.

Relazione Bonafede: perchè è così importante

Per capire il motivo per il quale il passaggio in Parlamento è così importante, occorre spiegare cosa accadrà. Il ministro come accade ogni anno, sarà chiamato a relazionare sullo stato della Giustizia. In seguito ci sarà un voto che non sarà diretto, ma basato sulle risoluzioni e c’è il rischio che, per effetto di una maggioranza ormai fragile, possa arrivare una bocciatura. Cosa accadrebbe? Che, a quel punto, l’esponente dell’esecutivo dovrebbe dimettersi e l’intero governo sarebbe al capolinea.

Riguardo alla posizione di Italia Viva sulla relazione di Bonafede, ci sono le dichiarazioni dell’ex sottosgretario Ivan Scalfarotto. «Noi - ha detto ll renziano a Repubblica - guardiamo i contenuti, ma non è un mistero per nessuno che la visione della giustizia di Bonafede e la nostra sono distanti. Anche con quella del premier Conte, che ha detto in passato di essere equidistante tra garantismo e giustizialismo. Per noi il garantismo, che è pietra angolare della civiltà giuridica, è scritto nella Costituzione. Decide evidentemente il gruppo parlamentare, il mio voto sarà per il no».

Dimissioni Conte: Paragone a Non è l’arena ha fatto la sua previsione

Considerato l’orientamento di Italia Viva e i numeri risicati ritiene che Conte potrebbe dimettersi. Tra coloro i quali forniscono questa previsione c’è il senatore ex Movimento 5 Stelle Gianluigi Paragone. “Bonafede - ha detto da ospite della trasmissione Non è l’arena - secondo me non arriva giovedì a fare la propria relazione, perché vorrebbe dire farsi impallinare perché il risultato è scontato”.

“Secondo me, molto probabilmente, Conte - ha proseguito Paragone - andrà a dimettersi prima. O sfila la delega a Bonafede, però secondo me è più facile che a questo punto facciano decantare, proveranno a tentare la via del Conte ter cercando di rimettere Italia Viva".

Dimissioni e Conte ter: la strada possibile del premier

Sempre Repubblica, ad esempio, segnala in un articolo a firma di Emanuele Lauria che in Senato i voti a favore di Bonafede potrebbero essere tra i 147 ed i 153. Al di sotto della risicata maggioranza avuto nel voto di fiducia del governo, concretizzatasi a quota 156 senatori.

In particolare la mancanza di sviluppi politici, come un nuovo dialogo con Renzi, l’orizzonte migliore per Conte ed il Movimento 5 Stelle potrebbe essere quello di evitare di andare in aula e subire la dichiarazione di «fine della corsa» da parte del Parlamento. Salire al Quirinale prima potrebbe rendere più praticabile la strada di un nuovo incarico all’attuale premier per formare un Conte ter.