Autore: Dario Marchetti

Donald Trump

17
Gen

Dazi, ora la guerra di Trump è contro l’Europa

Molti analisti prevedono una escalation di ostilità tra USA e UE

Se le Borse festeggiano la firma dell’accordo commerciale tra Stati Uniti e Cina, non sono pochi gli analisti che ora prevedono lo spostamento dei venti di crisi sul vecchio continente.
Una previsione che del resto sembra confermata dalle affermazioni del ministro della Difesa tedesco, Annegret Kramp-Karrenbauer, secondo la quale l’inquilino della Casa Bianca, proprio mentre saliva al massimo la tensione tra USA e Iran, avrebbe minacciato l’imposizione di dazi al 25% contro il suo Paese, la Francia e il Regno Unito.

La mossa di Donald Trump

La minaccia di Trump sarebbe la conseguenza della reazione dei tre Paesi nel corso della crisi succeduta all’uccisione del generale Soleimani, considerata troppo moderata dal tycoon. Il presidente degli Stati Uniti ha così deciso di minacciare Berlino, Parigi e Londra nel caso in cui non attivino il meccanismo di risoluzione delle controversie previsto all’interno dell’accordo nucleare iraniano.

Va sottolineato come si tratti di una minaccia estremamente grave per l’intera eurozona. Dazi di questo genere, infatti, andrebbero a colpire con grande violenza il vero e proprio cuore dell’industria tedesca, quell’automotive dal quale peraltro dipendono i destini anche di altri Paesi, compreso il nostro. Proprio in Italia, infatti, un quinto del manifatturiero dipende dalla componentistica in favore delle aziende teutoniche che producono autoveicoli.

I tanti fronti della guerra commerciale di Trump

L’automotive non è però il solo settore che si ritrova a combattere contro l’aggressività di Trump. Basti ricordare quanto accaduto per la vicenda Airbus, che ha visto gli USA porre dazi contro tutta una serie di prodotti dell’agroalimentare, tra cui molti italiani. Altro fronte di guerra è quello contro le olive nere provenienti dalla Spagna. In questo caso Trump ha deciso di colpire gli iberici giustificando la sua mossa come una risposta agli aiuti statali versati da Madrid ai propri produttori.

Non manca poi il settore tech, in questa rassegna, con gli Stati Uniti pronti a tuonare contro la digital tax varata da Parigi e dal nostro Paese, in risposta ai giganti della Silicon Valley che ormai da tempo sottraggono gettiti fiscali importanti, miliardi di risorse che invece potrebbero essere destinate a misure espansive di politica economica.

Cosa potrebbe accadere

Ad aggravare ulteriormente il quadro è proprio l’accordo raggiunto tra Cina e USA, con il gigante orientale che si impegna a riequilibrare la bilancia commerciale aumentando del 30% le importazioni di prodotti agroalimentari dagli Stati Uniti. Una quota che naturalmente andrà a ritorcersi contro l’eurozona sottraendo ai produttori europei quote importanti di mercato. Proprio per questo molti analisti iniziano a sentire puzza di bruciato e a prevedere una crisi globale che potrebbe rivelarsi devastante.

Molte economie sono infatti ancora alle prese con le conseguenze di quanto accaduto nel 2008 e una nuova gelata dei consumi potrebbe rivelarsi esiziale per un gran numero di imprese. Non è da escludere quindi che anche la Commissione Europea allenti la propria ostilità preconcetta verso politiche di intervento statale che trovano accoglienza favorevole nei settori legati alla produzione. In particolare nelle imprese tedesche, che ormai da tempo vedono diminuire le proprie quote di export senza poter riversare i prodotti in un mercato interno sempre più asfittico.