Autore: Dario Marchetti

Crisi economica

14
Nov

Cresce la propensione al risparmio degli italiani

I nostri connazionali tornano ad accumulare temendo una nuova crisi

Naturalmente la discussione sul welfare non accenna a diminuire d’intensità in un Paese come il nostro. L’Italia, infatti, è uno dei Paesi che potrebbero risentire maggiormente del progressivo invecchiamento della propria popolazione, come del resto testimoniato da una serie di studi, tra cui di recente quello dell’OCSE il quale ha lanciato l’allarme in vista del 2050, anno in cui il rapporto tra pensionati e lavoratori sarà alla pari. I timori in tal senso sembrano peraltro spingere molte persone a risparmiare ed evitare investimenti rischiosi.

Lo studio realizzato da SWG

Nella discussione in atto andrebbe ricordato anche uno studio condotto da SWG in collaborazione con CNP Partners, una società del Gruppo CNP Assurances. Lo studio, che è stato realizzato con metodo misto (CATI/CAWI) si basa su un campione di mille persone, di età compresa fra i 35 e i 70 anni e ha come oggetto le decisioni finanziarie delle famiglie. Dai dati emerge come chi ha tra i 55 e i 70 anni possa essere catalogato nella categoria dei risparmiatori più audaci, mentre chi ha tra i 35 e i 54 anni tenda ad una maggiore prudenza e, soprattutto, al risparmio, più che alla speculazione.

Il dato di fondo che emerge è appunto quello relativo al fatto che i nostri connazionali hanno ricominciato a risparmiare, ma al contempo sono alla ricerca di strumenti in grado di sostituire il classico conto corrente bancario, ormai reso obsoleto dai tassi di interesse irrisori e che comunque viene detenuto alla stregua di uno strumento necessario.

Un dato confermato da un altro studio, condotto da Acri

A confermare per grandi linee il fatto che la nuova capacità di risparmio degli italiani non si traduce in investimenti è un altro report, stavolta frutto del lavoro di Acri, l’associazione delle fondazioni di origine bancaria che è stato reso noto nel corso della novantacinquesima giornata del risparmio, celebrata a Roma il 31 ottobre 2019 alla presenza del governatore delle Banca d’Italia e del ministro per l’Economia.

Dallo studio risulta che il 35% degli intervistati ritiene ideale non investire, bensì spendere i soldi risparmiati. Un dato che però sembra in contraddizione con quello relativo alla percezione dello stato economico del Paese. Secondo l’83% l’Italia non sarebbe ancora uscita del tutto dalla crisi scatenata nel 2008 dallo scoppio della bolla dei mutui Subprime. Una percezione che però non li spinge a mettere da parte soldi o investirli, nonostante il 39% di loro ritenga molto probabile una nuova crisi.

I dati dell’Istat sulla propensione al risparmio

In una analisi di questo genere vanno anche presi in considerazione i dati di Istat, che nell’ultima rilevazione, quella relativa al secondo trimestre dell’anno, appena pubblicata, fissa all’8,9% del reddito disponibile la propensione al risparmio delle famiglie italiane, in crescita dello 0,8 rispetto al trimestre precedente. Se si considera che la spesa per i consumi finali è invece cresciuta appena di un decimale, mostrando una dinamica molto più contenuta rispetto al precedente dato, si può concludere che con ogni probabilità proprio le famiglie continuano ad avvertire una certa preoccupazione per un ciclo economico non proprio soddisfacente e decidono di conseguenza di risparmiare al fine di non trovarsi in difficoltà ove il temuto peggioramento del quadro dovesse effettivamente verificarsi.