Covid e riaperture, Salvini su Speranza: «Mi è sembrato di parlare con una parete»

Covid e riaperture, Salvini su Speranza: «Mi è sembrato di parlare con una parete»

Matteo Salvini, leader della Lega, ha comunque manifestato solidarietà al ministro della Salute Roberto Speranza per le minacce ricevute.

Il nuovo decreto che sarà in vigore a partire dal 7 aprile disporrà norme che, di fatto, manterranno alto il livello delle restrizioni che saranno in vigore fino al prossimo 30 aprile. L’orizzonte appare diverso quello che, ad esempio, avrebbero auspicato la Lega e Matteo Salvini che immaginavano quantomeno la creazione di una prospettiva di riaperture.

Niente riaperture dopo Pasqua, ma ci sarà check

L’unico margine, in tal senso, è rappresentato dalla possibilità che, attorno a metà mese, le misure restrittive possano essere sottoposte ad un check basato dal confronto che quella che potrebbe essere la situazione epidemiologica. Il possibile allentamento sarebbe, ovviamente, strettamente dipendente da un miglioramento tangibile della curva e, soprattutto, da un calo della pressione sul servizio sanitario.

La posizione della Lega e di Matteo Salvini appare diversa da una parte della maggioranza e del governo da tempo associata ad una linea rigorista. In questa fascia, almeno nelle ricostruzioni giornalistiche viene, ad esempio, inserito il ministro della Salute Roberto Speranza. Uno che occupa una delle posizioni più complicate in una pandemia senza precedenti.

La necessità di preservare la salute pubblica, in alcuni casi, rischia di andare a discapito degli aspetti socio-economici. Coniugare i due aspetti è impresa ardua, al punto che spesso il ministro è diventato una sorta di parafulmine rispetto al malcontento della situazione di sofferenza socio-economica determinata dalla necessità di evitare che gli ospedali vadano in tilt. La situazione è arrivata al punto in cui gli sono persino arrivate minacce di morte.

Solidarietà di Salvini a Speranza dopo le minacce

«Voglio esprimergli - ha detto Matteo Salvini in un’intervista rilasciata al Corriere della Sera (edizione del 3 aprile 2021) - la mia più totale e convinta solidarietà per le minacce di morte che ha ricevuto, la vicinanza umana e politica non è in discussione».

Poi, però, ha chiarito come tra i due ci siano state diversità di vedute. «Sulle riaperture - ha rivelato - mi è sembrato di parlare con una parete. Gli ho detto che l’Italia è lunga, sono 8000 comuni, che si apre solo dove i contagi e il sistema ospedaliero non sono sotto pressione. Lui mi ha detto che no, ad aprile la scienza no non vale».

La disputa è di natura strategica. Chi vuole chiudere oggi ritiene che stringere i denti adesso, equivalga a evitare ricoveri, morti e a poter riaprire dopo in sicurezza e magari senza doversi fermare nuovamente, anche grazie alla campagna vaccinale e limitando i rischi del momento.

Chi, invece, auspica di poter riaprire anche adesso lo vuole fare dove è possibile farlo in sicurezza, in situazioni dove il contagio è sotto controllo e fare in modo che tornino a lavorare settori economici ormai allo stremo.

«L’asse con Draghi - ha proseguito Salvini - è ferreo, lui dice che si riaprirà sulla base della scienza e dei dati medici. Ma siccome ci sono intere regioni in cui la situazione è per fortuna più tranquilla, aggiungo che il riaprire in questi territori non è un capriccio di Salvini, ma la risposta a un’emergenza economica drammatica. Speranza, però, continua a dire rosso, rosso, rosso... Sarà un riflesso condizionato indotto dalla sua storia».