Covid, c’è davvero l’ipotesi nuovo lockdown totale in Italia? La situazione

Un nuovo lockdown totale in Italia potrebbe configurarsi qualora trovasse seguito una delle ipotesi relativa a possibili nuove misure nazionali, ossia le tre settimane di zona rossa nel Paese qualora la situazione si facesse complicata.

Un nuovo lockdown totale in Italia? L’ipotesi è percorribile considerata l’attuale situazione socio-economica? Le domande, è innegabile, iniziano a gravitare attorno ai dibattiti legati alle scelte politiche, ma anche nell’opinione pubblica.

Lockdown Italia: l’ipotesi in teoria potrebbe concretizzarsi già ora gradualmente

Per capire quella che potrebbe essere l’evoluzione delle cose e l’eventuale scelta del governo Draghi occorre analizzare la situazione per gradi. Il primo dato è che, di fatto, l’Italia in lockdown totale nazionale ci potrebbe, in teoria, finire in maniera graduale ed automatica.

Nei giorni scorsi sono andate in questa direzione le parole di Guido Bertolaso. Il consulente della campagna vaccinale della Lombardia aveva replicato in maniera chiara all’ipotesi che la regione potesse finire in zona rossa. «A me - aveva risposto - sembra che sia tutta Italia, tranne la Sardegna, che si sta rapidamente a passi lunghi avvicinando a questa situazione».

Ipotesi lockdown Italia: molto dipenderà dai dati

Il nuovo Dpcm che è in vigore dal 6 marzo, come è noto, determina livelli epidemiologici che partono dalla zona bianca e arrivano alla zona rossa. Quest’ultima rappresenta un vero e proprio lockdown, in versione solo leggermente più light rispetto alla serrata della primavera del 2020.

Il temuto effetto delle varianti potrebbe, almeno stando a qualche ipotesi che viene fatta a livello giornalistico, anche indurre il governo Draghi ad anticipare l’orizzonte di un’Italia tutta rossa, evitando che ci possa arrivare con l’inesorabile peggioramento dei dati epidemiologici.

L’auspicio è, ovviamente, che ciò non accada e già i cambi di colore di alcune regioni possano in qualche modo lenire l’azione di una terza ondata che appare ormai avviata. A fare da bussola, rispetto al modus operandi, saranno i numeri: quelli del contagio, ma soprattutto delle ospedalizzazioni e delle terapie intensive

Il Cts chiede utili misure nazionali più stringnenti rispetto al nuovo Dpcm

L’altra notizia che rimbalza sui giornali che è il Cts preferirebbe l’attuazione di misure nazionali più stringenti rispetto a quelle previste dal Dpcm, seppur pare, stando a quanto riportato da Il Sole 24 ore, non sia stato proposto un nuovo lockdown al governo.

Nel parere dei tecnici si riterrebbe necessaria una strategia di contenimento che possa, in qualche modo, limitare i contatti interumani, tenuto conto che la maggiore contagiosità delle varianti li rende ancora più rischiosi.

Come accade in questi casi sarà sempre la politica a fare le scelte. In tal senso le ipotesi che si stanno facendo nelle ultime ore vanno dalla possibilità di anticipare il coprifuoco nazionale fino all’istituzione di una zona rossa nazionale nei weekend o per un periodo limitato di tempo (tre settimane).

Un nuovo lockdown che, di fatto, sarebbe difficile da digerire a livello socio-economico. Potrebbe, però, essere reso necessario dall’aumento dei contagi e dalla crescente pressione sui sistemi sanitari nazionali. Riguardo all’aspetto economico, potrebbe tornare attuale il parere di quanti sostengono un’idea chiara.

Una chiusura totale, ma tempestiva, magari limitata nel tempo e coordinata con un’accelerazione nella vaccinazione, potrebbe «costare» meno di una costante intermittenza di colori e livelli di restrizioni. Con tutti i disagi e le incertezze che ne derivano. Non tutti, ovviamente, concordano su questo punto, anche perchè ancora oggi tra un territorio e l’altro in Italia si rilevano situazioni epidemiologiche eterogenee.

Lockdown nazionale, il parere di uno scienziato

Su Repubblica (nell’edizione del 7 marzo) è apparsa una significativa opinione espressa da Enrico Bucci, professore di Biologia alla Temple University di Philadelphia. «Chiudiamo - ha proposto - per l’ultima volta e utilizziamo questa chiusura per vaccinarci tutti».

Ha chiarito che, al momento, si è in ritardo rispetto all’ipotesi di un lockdown preventivo, ma ha anche specificato: «Sappiamo che se lo adotteremo quando i numeri dei contagi ci obbligheranno, allora saremo costretti a farlo durare molto più a lungo».

Anticipare la necessità assoluta di lockdown che non è escluso si manifesti, potrebbe però essere accompagnata da un’altra operazione. «Si potrebbe - ha detto Bucci - combinare un lockdown rigoroso con una campagna vaccinale massiccia».

Insomma un mese o due (tempi specificati da lui) che secondo lo scienziato potrebbero essere accettati dalla popolazione sottolineando il messaggio che dovrebbe trattarsi dell’ultima chiusura.

Le incognite nel passaggio dalla teoria alla pratica, come lo stesso Bucci ha sottolineato, sarebbero due. «Il primo - ha spiegato - è il danno economico provocato comunque da una eventuale chiusura di questo tipo. La seconda è che le dosi vaccinali in questo momento non sono ancora usate con efficienza né fornite con regolarità».

Proprio per questo, a suo avviso, diventerebbe importante essere nelle condizioni di poter calcolare quante vaccinazioni si potrebbero fare in un giorno.

Bucci, tra l’altro, ha fatto l’esempio dell’Inghilterra. Oltre Manica l’effetto della variante britannica è stato contenuto con una curva limitata con le sole chiusure, già prima che i vaccini esercitassero la loro azione.